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Il decreto Sicurezza e Immigrazione, approvato dal Consiglio dei Ministri, è un pesante passo indietro del nostro Paese in tema di diritti, una pagina buia per la nostra democrazia. La stortura principale del decreto è alla base, nell'accostamento improprio di due tematiche che dovrebbero essere trattate separatamente, per non alimentare un clima di paura e istigazione alla violenza fondato sul binomio immigrazione-insicurezza.

Ridurre lo spazio dei diritti per i richiedenti asilo e i rifugiati, come avverrà a causa di diversi provvedimenti presenti nel decreto, oltre ad essere profondamente distante dai principi della nostra Costituzione, alimenta le tensioni sociali e peggiora la qualità delle relazioni nei territori.

Inoltre, appare controversa la scelta di destrutturare il sistema pubblico dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in capo ai Comuni ed Enti locali, riconosciuto tra le migliori prassi a livello europeo, a favore di quello privato dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) in capo alle Prefetture.

Questa misura, continuando a preferire un approccio emergenziale ad un fenomeno ormai consolidato, favorirà l'elargizione di risorse pubbliche a privati, senza adeguati controlli sulla gestione economica e sulla qualità dei servizi offerti.

Allo stesso modo, l'eliminazione della Protezione umanitaria è una scelta grave, che spinge verso forme di esclusione sociale i migranti più vulnerabili e rischia di generare come unico effetto l'aumento della presenza di migranti irregolari sul territorio.

Non possiamo che manifestare timore, in definitiva, nei confronti di queste politiche migratorie repressive intraprese dal governo italiano, senza alcun interesse per la vita, la salute e la dignità di migliaia di uomini, donne e bambini.

Come cristiani è impossibile rimanere indifferente davanti al trionfo di una logica priva di senso evangelico.

Il cristianesimo per natura teologica, sociologica e antropologica non è scontro ma incontro. Quello dei popoli che hanno reso l’Europa la terra dei diritti. Ma ancora una volta Cristo è entrato a Gerusalemme per essere deriso, schiaffeggiato, sputato e venduto per un pugno di denari o voti. Noi cristiani siamo chiamati e pronti a vivere la passione e perché no il martirio per l’altro.

Forse per svegliare ancora una volta le coscienze assopite di governanti e governati serve il sangue dei cristiani per la salvezza dell’umanità.

Don Geremia Acri, Ufficio Migrantes Diocesi di Andria e Comunità "Migrantesliberi".

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