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La Voce del Vescovo

Messaggio Quaresima 2019

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Quaresima, tempo di conversione

Siamo giunti anche quest’anno alla Quaresima, tempo che inizia il mercoledì delle Ceneri e che ci porterà alla santa Pasqua. Chiediamoci subito: quali sono gli atteggiamenti interiori con i quali il Signore ci chiede di vivere questa santa Quaresima, nel desiderio e con tutti i relativi propositi per far sì che sia fruttuosa per la nostra vita di fede e, per conseguenza per la nostra vita di Chiesa? Io direi che gli atteggiamenti più giusti ce li indica proprio la parola di Dio che ascoltiamo nel giorno delle Ceneri e che poi ci accompagnerà giorno per giorno, soprattutto le domeniche.

La spiritualità cristiana, come ben sappiamo, ci presenta la Quaresima come un tempo nel quale c’è da mettere in campo una seria revisione della nostra vita, chiedendoci se è fedele al Vangelo, se lo incarna in maniera vera e credibile.

Mi soffermo in modo particolare sul brano evangelico, che si legge, appunto, nel giorno delle Ceneri, tratto dal Discorso della Montagna, lasciatoci dall’Evangelista Matteo. Lì Gesù ci porta con parole chiare e forti, senza metafore e senza giri di parole, al cuore della nostra vita di fede, e ci invita a porci in maniera coraggiosa una domanda fondamentale che potremmo così indicare: “Com’è la mia vita cristiana? È vera o è falsa? È solo apparenza, o parte e raggiunge in maniera piena il mio cuore?”. E ancora: “È solida e consistente oppure superficiale, solo esteriore e approssimativa?”.

Non sono domande da poco e soprattutto non possiamo dare ad esse risposte scontate. Dobbiamo, invece, tutti, fare – direi ogni giorno, continuamente - un serio esame di coscienza.

Tornando al brano evangelico del giorno delle Ceneri prendiamo molto sul serio l’invito di Gesù innanzitutto a domandarci se noi compiamo le opere della fede “davanti agli uomini”, cioè per apparire, far bella figura, ricevere approvazione e consensi, oppure perché ci crediamo veramente. Le parole di Gesù sono inequivocabili: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli”.

E, come per tracciare un itinerario concreto di questa revisione di vita Gesù indica tre situazioni emblematiche, che riassumono in qualche modo tutta la vita ed anche, per noi preti, tutto il nostro ministero:

1. Primo ambito: la Carità. “Quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente”. Gesù non va per il sottile, le parole sono dure e fanno pensare. Quel “suonare la tromba davanti a te” ci dice che certamente si fa molta carità nella nostra vita, e nella nostra Chiesa, ma forse e senza forse, suoniamo spesso troppe trombe su quello che facciamo. Gesù dice, invece: “non sappia la tua destra quello che fa la tua sinistra”, non dobbiamo mai cessare, sia in quanto cristiani che poi in quanto ministri ordinati, di imparare a fare il bene per la sola gioia di fare il bene, e non perché qualcuno ci deve notare e ci deve dire “bravo” o “grazie!”, o peggio ancora ci deve “promuovere”.

2. Secondo ambito: la Preghiera. “Quando pregate, dice Gesù, non siate simili agli ipocriti che nelle sinagoghe o negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti per essere visti dalla gente…”. Domandiamoci: Quanta parte dei nostri riti si fanno quasi solo perché “bisogna rispettare le tradizioni” e non perché cogliamo veramente e fino in fondo i significati più veri e profondi dei gesti e delle tradizioni stesse per la vita concreta di ciascuno di noi? Avvicinandosi la Pasqua, si mette in moto tutta una ritualità che, ad esempio fa riferimento alla Passione di Gesù: Via Crucis, processioni, passioni viventi e cose simili. Ma tutto questo lo facciamo perché desideriamo di ricavare noi, insieme con i nostri fedeli un vero frutto spirituale o perché poi ci dobbiamo dire con una buona dose di autocompiacimento: “Quanto è stato bello”? E in queste circostanze, domandiamoci, si respira un vero clima di preghiera o molto più semplicemente quello di una sacra rappresentazione? C’è da dirci, perciò, che in Quaresima dobbiamo tutti fare una seria verifica della vita di preghiera, innanzitutto a livello personale ( La Liturgia delle ore, il Rosario, l’Adorazione eucaristica, la Meditazione sulla Parola…), ma poi anche comunitario ed ecclesiale nel suo insieme.

3. Terzo ambito: il digiuno. Si dice che in Quaresima dobbiamo fare qualche gesto penitenziale che ci ricordi il valore della rinuncia e che dobbiamo anche in questo prendere esempio da Gesù. Giusto! Anche qui, però, occorre ricordare sempre che lo scopo non è quello di allinearsi ad una tradizione, sbandierando a destra e a manca che stiamo facendo gesti di digiuno, privandoci di qualcosa che ci piace, ma essere veramente convinti del valore educativo della rinuncia. Ma non solo nel cibo, anche in ogni altro ambito. Il digiuno, la privazione ci aiuta a ricordarci meglio che cosa è veramente necessario e che cosa è assolutamente un di più che perciò non deve mai diventare tanto importante da farci perdere di vista le cose essenziali. Parlare di digiuno vuol dire provare a far verifica ed eventualmente riscrivere, ciascuno per sé e poi anche come comunità, l’elenco ordinato delle cose importanti, mettendo ai primi posti ciò che veramente merita i primi posti, e poi, via via, tutto il resto. E se c’è da correggere qualcosa, anche con scelte eventualmente coraggiose e dolorose, questo è il tempo per farlo e per farlo bene, “nel segreto”, come dice Gesù; in profondità, ci permettiamo di aggiungere noi.

Buon cammino a tutti, e fin da ora: Buona PASQUA!

Vostro

+ Don Luigi Mansi

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La salute non aspetta

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Nel suo messaggio «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8) per l’11 Febbraio, 27° Giornata Mondiale del malato, Papa Francesco sottolinea che “La Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione”!

“Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza – scrive Francesco – mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture”.

Il Papa indica quale “speciale ambito in cui la presenza degli operatori esprime l’attenzione della Chiesa è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione”.

Infine, evidenzia che “la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto in pieno solo se condiviso. La gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano”.

Pertanto, Papa Francesco, ci ricorda, che nel volto del malato troviamo in carne e ossa l’esperienza del dolore e della disperazione del corpo. Ed è proprio in questo contatto con la debolezza della natura umana, che i malati e chi li assiste, fanno esperienza della Pasqua e del suo Mistero.

A tal proposito ricordo a tutti coloro, che hanno un ruolo pubblico, che la nostra Città (e le città della intera Diocesi), da diverso tempo assiste inerme alla morte di persone affette dal male del secolo per cause molteplici e differibili, dal disastro ambientale alla mancanza di una visione e progettazione politica, amministrativa e della incuria degli stessi cittadini. Non è bene e non è bello creare allarmismi, ma non è altrettanto corretto sottacere il problema. La responsabilità è di tutti, nessuno escluso. Siamo noi cittadini, che abbiamo il dovere di prenderci cura della città, la nostra casa comune, che ogni giorno viviamo. E’ dalle azioni semplici e dalla assunzione di stili di vita confacenti, che noi cittadini possiamo progredire per salvaguardare noi stessi, l’ambiente sociale e tutto il creato.

Papa Bergoglio nella enciclica Laudato sì espone le linee generali per un’ecologia integrale, per lo sviluppo di una società che ha a cuore la tutela dell’ambiente e la solidarietà per costruire l’uomo nuovo.

In questa particolare ricorrenza siamo sollecitati ad una riflessione su quanto sta avvenendo nelle città della nostra comunità diocesana, soprattutto in Andria, causa di malattia e sofferenza: un numero sempre più crescente di morti per cancro, soprattutto nella popolazione più giovane. L’intera comunità ecclesiale non è indifferente a tutto ciò e porta nel cuore la sofferenza di tanti fratelli ammalati e tante famiglie segnate dal dolore del lutto e della malattia. Per questo è necessario esortare tutti ad uno stile di vita rispettoso della nostra casa comune. Siamo ancora molto lontani dal ritenere la città, il verde pubblico, le periferie, le campagne come bene preziosissimo per noi e le future generazioni. Abusi di ogni genere sono all’ordine del giorno che mettono a rischio serissimo la salute personale e pubblica.

Ci chiediamo del perché di questo stile che pure giunge ad interrogarsi di fronte ad una tragedia che colpisce le nostre famiglie. Interroghiamoci prima di tutto su cosa noi facciamo perché le cause siano finalmente e radicalmente cancellate. Interroghiamo le Istituzioni perché ci sia un raccordo tra la base e chi amministra per una visione condivisa dello stato di salute delle nostre città e comunità. La Diocesi vuole essere, e continua a farlo, accanto alle persone che soffrono, accanto ai decisori politici e nell’opera di sensibilizzazione per una crescita culturale della intera comunità.

Tutte le Istituzioni facciano la loro parte senza scontri ma nello stile della sinodalità voluto da papa Francesco. Non è il tempo dello scontro. La salute non aspetta. E’ il tempo del lavoro comune per la custodia della Casa comune e il benessere di tutti, soprattutto i più deboli.

Andria, 11 febbraio 2019.

+ Luigi Mansi

Vescovo di Andria

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Auguri del Vescovo di Andria

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NATALE 2018

Molti credono che la soluzione a tutti i problemi sia imporre l’obbligo del crocifisso e dei presepi nelle scuole. Se ne parlato molto sui giornali a causa di qualche capo di Istituto che lo ha vietato, per rispetto – s’è detto - della componente non cristiana. Ma questo non basta, se non ricordiamo che quel Gesù, in braccio a sua madre e accompagnato da San Giuseppe è dovuto fuggire dalla sua terra per trovare rifugio in luoghi più sicuri.

Esattamente come oggi, tanti fuggono dai loro paesi per cercar un luogo più sicuro e salvarsi dalla fame, dalla guerra, dalla povertà. Nessuno lascia casa sua per affrontare pericoli incredibili se non mosso dalla necessità. E noi, invece, che lottiamo per i crocifissi nelle scuole, non riusciamo a commuoverci per i tanti crocifissi in carne ed ossa che cercano, avendone diritto, un luogo dove vivere, si nient’altro che questo: vivere.

E le famiglie ferite da tante situazioni di dolore o di divisione? Penso che tocca a tutti coloro che si professano cristiani far qualcosa per non far sentire soli questi fratelli per non far sentire esclusi dalla festa. Tanti che vivono queste situazioni si chiudono in casa e non li vedi in giro. Tocca a noi scovarli ed invitarli alla festa.

Gesù è venuto proprio per tutti, anche per loro.

Buon Natale, carissimi fratelli e sorelle!

Vostro

+ Luigi Mansi

Calendario delle celebrazioni, per le festività natalizie, presiedute dal Vescovo della Diocesi di Andria. Mons. Luigi Mansi, nella Chiesa Cattedrale ”S. Maria Assunta in Cielo” – Andria.

Lunedì 24 dicembre 2018
Solennità del Natale del Signore
ore 23:00 Santa Messa della Notte

Martedì 25 dicembre 20178
Solennità del Natale del Signore
ore 11:30 Santa Messa | Pontificale nella Solennità del Natale del Signore

Lunedì 31 dicembre 2018
ore 18:00 Santa Messa di ringraziamento, per l’anno trascorso e canto del Te Deum

Martedì 1 Gennaio 2019
Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio e 52ª Giornata mondiale della pace.

Il messaggio del Papa ha per titolo: “La buona politica è al servizio della pace”

ore 11:30 Santa Messa | Pontificale nella Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio.

Mercoledì 2 Gennaio 2019

ore 17:30 Santa Messa nel 67° anniversario della morte del Venerabile Mons. Giuseppe Di Donna

Presiede la Santa Messa: Mons. Giuseppe Favale, Vescovo di Conversano-Monopoli, nel cui territorio vi è la città di Rutigliano, paese natale di Mons. Di Donna.

La Santa Messa sarà concelebrata dal Vescovo diocesano, Mons. Luigi Mansi e dai presbiteri.

Dopo la Messa anteprima del Musical sulla vita di Mons. Di Donna, a cura del Servizio di Pastorale Giovanile della Diocesi.

IN DIRETTA SU TELE DEHON A PARTIRE DALLE ORE 17:30

Puglia canale 18 e in hd sul 518

Basilicata canale 18 e in hd sul 518

Calabria canale 272 e 690

Campania canale 628

Domenica 6 Gennaio 2019
Solennità dell’Epifania del Signore
ore 11:30 Santa Messa | Pontificale nella Solennità dell'Epifania del Signore

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Lettera aperta del Vescovo e dei Sacerdoti alla città - Il Natale ritorna

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Carissimi… il Natale ritorna,

ritorna con la sua luce anche in questi giorni che sono segnati dalle notti più lunghe dell’anno. Il suo ritorno annuale, può anche generare noia e fastidio se ciò che si ripete manca di senso, non accende un certo stupore, non apre alla speranza, come anche può ancora una volta essere motivo di meraviglia, di certezza perché da sempre pensati e amati da un Dio che per questo amore si dà tutto per noi.

Da qualche anno, interrogativi inediti hanno comunque iniziato ad aleggiare sul Natale e sul modo di celebrarlo. Da un lato si è accentuata sempre di più la dimensione commerciale delle «festività di fine anno», che non a caso ha assunto anche nella terminologia una dimensione slegata dall’evento della nascita di Gesù: ormai pochi, anche tra i cristiani, rammentano e testimoniano nei fatti che il mese precedente il Natale è il tempo dell’Avvento, cioè dell’attesa del ritorno del Signore, e si interrogano sulla coerenza di certi comportamenti con il messaggio cristiano.

D’altro canto, assistiamo a curiose e a volte aspre polemiche circa l’opportunità o meno di celebrare in spazi laici e pubblici - in primis nelle scuole materne ed elementari - cerimonie «natalizie»: recite, canzoni, mostre di disegni, feste rievocative vengono improvvidamente cancellate per un malinteso senso di rispetto delle altre tradizioni religiose oppure enfatizzate e promosse per brandire un’identità «contro» l’altro.

Il fatto che determinate tradizioni natalizie non siano più accolte come scontate da tutti potrebbe essere un’ottima occasione per una purificazione del modo che i cristiani hanno di vivere la propria fede e di testimoniarla.

Siamo così sicuri che anche nella nostra Andria gli aspetti ritenuti più ovvi e caratteristici delle festività natalizie abbiano davvero a che fare con la fede in Gesù, nato da Maria, venuto nel mondo per narrare a tutti il volto misericordioso di Dio?
Questi interrogativi possiamo farceli, anzi dobbiamo: per rispetto alla nostra identità, alla nostra intelligenza e soprattutto alle giovani generazioni.

Pensiamo realmente, di essere coerenti difendendo accanitamente la recita scolastica con melodiosi canti natalizi, facendone un evento irrinunciabile per il proprio figlio, dove gongolarsi di gioia e poi, ad esempio, non ci si pone nemmeno il problema di una diffusa e festosa partecipazione alla messa di mezzanotte o del giorno di Natale?
Pensiamo che sia giusto che la nostra “cattolicissima Andria “ debba anche quest’ anno vivere una vigilia di Natale degradante come in questi ultimi anni…?

Sollecitiamo dunque con vigore il Sindaco e l’intera amministrazione, chiamati a promuovere, rispetto, bene comune, sicurezza, perché non si permetta che in giorni in cui è grande la bellezza dell’incontrarsi, la straordinaria ricchezza di una fraternità sia deturpata dallo scempio di musica a tutto volume, sparata nelle vie del centro, dalla vendita sfacciata e sregolata di alcool e di stupefacenti. Tutto questo ha ricadute deleterie sulla vivibilità della nostra città, conosciuta per questa circostanza, dai paesi limitrofi, solo per lo sballo e il caos.

Non sarebbe arrivato il momento di mettere un argine a tutto questo?

Ci permettiamo di invitare i nostri fratelli esercenti a creare un’ atmosfera più consona all’ armonia serena di questi giorni, infatti non siamo convinti che solo per il vile danaro, si possa diventare complici di un impoverimento di dignità dei nostri giovani e adolescenti, se non ragazzi alcune volte, somministrando loro fiumi di alcool senza controllo e creando così situazioni di disordine e di insicurezza per tutti.

Cercando di essere coerenti con la nostra missione non ce la sentiamo di lasciare soli voi genitori nel compito arduo dell’ educazione. L’ amore per il bene dei nostri figlioli ci sta veramente a cuore e quindi, ancor di più in questi giorni, non possiamo accettare che bellissimi ragazzi e ragazze si riducano a delle spugne imbevute di vino, alcool che si aggirano per le strade del centro, nei vicoletti del centro storico imbrattando, creando fastidio e sciupando delle energie stupende.

Torniamo alle radici: Cosa pensiamo davvero quando diciamo «Natale»? Cosa è il Natale? Chi è il Natale?

Riscoprire e riaffermare i veri significati della festa che sono quelli propriamente cristiani - il Dio che si è fatto uomo perché ha tanto amato il mondo - non significa rinchiudersi in un ghetto esclusivo, ma mostrare la creativa capacità di narrare con il linguaggio della nostra cultura in mutamento la perenne «buona notizia» che riguarda tutta l’umanità: la nascita di Gesù, che è abbraccio tra giustizia e verità, è incontro fecondo tra cielo e terra, è speranza e promessa di pace e di vita piena. Insomma, Lui venuto a far risplendere la nostra umanità in tutta la sua bellezza.

+ Luigi Mansi, Vescovo

Con i Sacerdoti della città di Andria

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