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La Voce del Vescovo

Natale 2019 …si prese cura di noi…

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La Lettera Pastorale “…si prese cura”, che ha come icona la parabola del Buon Samaritano e che sta scandendo il cammino della Chiesa di Andria in questo anno liturgico-pastorale 2019-2020, evidenzia una profonda connessione che c’è con il mistero del Natale, periodo nel quale ricordiamo e celebriamo la venuta di Dio che, “facendosi carne”, si è fatto uno di noi ed è venuto ad abitare dentro la storia umana.

Il racconto del Buon Samaritano altro non è che in “in parabola” ciò che ha fatto Dio per noi uomini. Ci ha visti feriti dalle conseguenze del peccato, ma non è passato accanto restando indifferente, come fanno nella parabola, il sacerdote e il levita, che pure erano uomini del tempio, che vanno via senza fermarsi. No, Lui, il Signore, si è impietosito dello stato in cui ci ha visti, feriti dalle conseguenze dell’egoismo e della cattiveria, e si è fatto vicino, addirittura si è fatto uno di noi, ha assunto egli stesso la nostra carne umana e l’ha fatta sua, con tutto il suo carico di fragilità e di debolezza, frutto delle conseguenze del peccato che in mille forme e variazioni, ammorba la storia umana. Sì, è soprattutto il peccato, l’egoismo che provoca schiere innumerevoli di vittime innocenti, proprio come capita talvolta negli incidenti, di cui è piena la cronaca quotidiana.

Insomma, allo scopo di non lasciarci soli nel patire le conseguenze della nostra fragilità, Lui stesso si è fatto uno di noi e, diventando così “buon Samaritano”, si è preso cura di noi ed è venuto addirittura a stare in mezzo a noi.

Il terzo prefazio della Messa del giorno di Natale racconta il mistero con queste illuminate parole: «La nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a te in comunione mirabile, condividiamo la tua vita immortale».

Il mistero natalizio che celebreremo nei prossimi giorni, dunque, non ci allontana dal cammino che come Chiesa stiamo cercando di compiere, anzi, ci porta al centro di esso.

Vorrei che tutti lo ricordassimo e lo vivessimo con grande intensità spirituale e non solo con tutta la coreografia tipica del tempo natalizio: luminarie per le strade, poesie dei bambini, presepi, negozi addobbati, regali…È questo carissimi il mio augurio natalizio.

Buon Natale, carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Andria! Vostro

+ Luigi Mansi

Vescovo.

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Per andare incontro ai poveri

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Per andare incontro ai poveri
Mons. Mansi consegnerà alla comunità diocesana le Prospettive Pastorali

In concomitanza con la III Giornata Mondiale dei poveri indetta da Papa Francesco, il Vescovo di Andria Mons. Luigi Mansi consegnerà domenica 17 novembre alla comunità diocesana e in particolare agli operatori della carità, le Prospettive Pastorali che costituiscono un appendice alla Lettera “Si prese cura di lui” che, incentrata sulla nota parabola del buon samaritano, sollecita la Chiesa locale ad essere “locanda accogliente e premurosa nei confronti di tutti e in particolare di chi è bisognoso”.

Si tratta di 12 orientamenti pastorali molto concreti per andare incontro ai poveri, senza cadere nella retorica e restituire loro la speranza. Essi sono il frutto del prezioso lavoro vissuto in occasione del recente Convegno Ecclesiale Diocesano svoltosi in tre serate dal 14 al 16 ottobre. In particolare nella terza serata si sono messi all’opera i membri dei Consigli Pastorali Zonali e Parrocchiali che, suddivisi in laboratori, hanno compiuto un autentico esercizio di discernimento spirituale cercando di individuare i segni attraverso i quali lo Spirito Santo intende condurre la Chiesa diocesana. Alle proposte dei diversi laboratori si sono aggiunti i suggerimenti del Consiglio Pastorale Diocesano. Facendo sintesi di tutto il lavoro svolto, Mons. Mansi ha individuato le 12 prospettive pastorali da “vivere in unità di intenti e amore a Cristo, alla Chiesa e alla gente”

Il Vescovo sollecita, in primo luogo, a potenziare l’azione delle caritas parrocchiali per fare in modo che l’attenzione ai poveri diventi sempre più uno stile pastorale e non aiuto occasionale e chiede di intercettare, all’interno di ogni territorio parrocchiale, i bisogni, e individuare nel contempo, in dialogo con le istituzioni, possibili soluzioni. Con molta concretezza Mons. Mansi, per rispondere da subito ad alcuni bisogni, invita a mettere a disposizione alcuni ambienti parrocchiali per accogliere i poveri, ascoltare le loro domande e, per affrontare alcune “nuove povertà”, chiede di favorire una maggiore conoscenza dell’ambulatorio solidale SPE. S “Mons. Raffaele Calabro” ubicato in Andria presso la sede dell’Unitalsi in via Porta Pia e dello sportello di contrasto al gioco d’azzardo patologico sito in Andria presso la Casa di Accoglienza “Santa Maria Goretti” in via Quarti, 11.

Con coraggio il Presule di Andria chiede inoltre di abbandonare la logica dei numeri per sposare quella semplice ed efficace dell’incontro personale per fare di ogni parrocchia “una casa e scuola di comunione”. Nessuna parrocchia può essere però luogo accogliente se non lo è prima l’interiorità di coloro che ne fanno parte. Da qui l’invito a porre Cristo al centro della vita richiamando l’importanza della Celebrazione Eucaristica domenicale nonché della conoscenza e meditazione della Parola di Dio.

E per avvicinare i giovani alla fede, Mons. Mansi chiede che vengano impegnati in esperienze di servizio e di carità. Poiché la cura dei fratelli non può essere separata dalla cura del creato, tra gli orientamenti ritroviamo anche l’indicazione di inserire nei percorsi di catechesi, l’attenzione al creato. Come pure non manca l’invito, rivolto in particolare ai fedeli laici, a prendersi cura della casa comune che è la città, edificandola con l’esercizio della giustizia, della solidarietà e del bene comune e a rilanciare la pastorale d’ambiente come momento importante della più ampia azione evangelizzatrice della Chiesa.

Con l’indicazione delle prospettive pastorali giunge a conclusione il lavoro, vissuto nelle stile della sinodalità, che ha visto la comunità diocesana in tutte le sue componenti, ritrovarsi con il proprio Pastore dapprima per progettare e poi vivere il Convegno Diocesano ed ora darne un seguito. Sinodalità indica infatti un modo di fare Chiesa, di essere Chiesa, di vivere la Chiesa.

Allude ad una precisa dinamica che si instaura tra tutti coloro che appartengono alla comunità ecclesiale: essi pregano insieme, discernono insieme, camminano insieme e insieme si distinguono per il loro amore a Dio e ai fratelli.

Don Gianni Massaro
Vicario Generale – Diocesi di Andria

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Si prese cura di lui… | Lettera pastorale del Vescovo Luigi Mansi

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INTRODUZIONE
Il titolo che ho pensato di dare al documento programmatico per l’anno pastorale 2019/2020 esprime con chiarezza l’idea ispiratrice: dobbiamo porci in diretta continuità con il cammino fatto insieme ormai da ben tre anni. Ci aspetta il quarto anno da vivere insieme.

In quello appena trascorso ci siamo sentiti stimolati dal comando dato da Gesù ai discepoli, “Date loro voi stessi da mangiare” (Mc 6,37), in riferimento alla fame della gente che, affascinata dalla sua Parola, per seguire Lui, il Maestro, si era tanto allontanata dalle proprie case da non riuscire a tornarvi per i pasti. E così, meditando su quella pagina del Vangelo, abbiamo sentito rivolto a noi questo comando di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare”, riferito alle genti in mezzo alle quali Lui ci ha posto in quest’ora della storia.

Sì, perché la gente del mondo con la sua “fame” ci interpella ancora e sempre, come Chiesa: La fame di pane, innanzitutto, certo! Ma non solo. E nell’anno trascorso ci siamo dati abbondanti occasioni per riflettere su questo dato, declinato in vari modi e da varie angolature, pensiamo alla fame di verità, la fame di umanità, di giustizia, di amore, di pace...
Noi Chiesa, popolo di Gesù, siamo da lui invitati a impegnarci con i nostri cammini formativi per diventare sempre più capaci di intercettare ogni situazione in cui l’uomo è sofferente, ferito, costretto a vivere in povertà, vittima dello sfruttamento, dell’ignoranza, della solitudine e portargli soccorso. Una delle immagini usate da Papa Francesco per definire la Chiesa, lo sappiamo bene, è che essa è come un “ospedale da campo”, per gli uomini del nostro tempo e …di ogni tempo.

Per questo motivo ho pensato che dovremo farci accompagnare nel nuovo anno pastorale, che il Signore ci mette davanti e che ci dona di vivere insieme, da un’altra pagina evangelica davvero suggestiva, che ci presenta ancora una icona molto bella ed efficace sul versante della carità, ed è la pagina del “Buon Samaritano”, che troviamo nel Vangelo di Luca (10, 25-37). E questo spiega il titolo che ho pensato di dare al cammino: “Si prese cura di lui”.

Il mio intento è di provare a fare insieme con voi una lettura “pastorale” di questa parabola, cioè fare in modo che tutti noi, ciascuno a partire dalla propria condizione: ministri ordinati, laici impegnati a vario titolo nella vita pastorale della Chiesa, popolo santo di Dio, ci sentiamo spinti da questa pagina evangelica a sottoporre a coraggiosa verifica ed esame di coscienza tutta la nostra impostazione pastorale, per poter poi ripensare e rimodulare tutto a partire da quelle parole che definiscono il sentimento che ha mosso all’azione il Samaritano, personaggio centrale della parabola, nei confronti del malcapitato che incappò nei briganti: “Si prese cura di lui”.

Noi, cari fratelli e sorelle della Chiesa di Andria, dobbiamo sentirci seriamente sollecitati da questa pagina evangelica a “prenderci cura” degli uomini tra i quali ci ha chiamati a vivere il Signore. È un invito al quale non possiamo e non dobbiamo sfuggire. Questo non vuol dire, come qualcuno teme, ridurre l’azione della Chiesa a puro assistenzialismo. Anche il Papa ha messo in guardia da questo pericolo nel corso della Veglia di Pentecoste presieduta in Piazza S. Pietro per la Diocesi di Roma la sera dell’8 giugno scorso. Del resto, lo stesso Gesù non intese mai la sua missione come puro assistenzialismo ma, nel mentre seminava la Parola nei cuori di quanti lo seguivano e lo ascoltavano, man mano che si presentava l’occasione, si prendeva cura con divina compassione di quanti versavano in situazioni di dolore e si rivolgevano a lui con fiducia e speranza per chiedergli aiuto. Non dobbiamo mai dimenticare che il modo di agire di Gesù è il paradigma di come si deve dispiegare in ogni tempo l’azione della Chiesa.
Ecco, carissimi, come Gesù anche noi dobbiamo sentirci davvero chiamati, in virtù del mandato ricevuto da Lui, a seminare il seme della Parola nei solchi della storia. Ma senza mai dimenticare, nemmeno per un attimo, che si semina non soltanto con l’annuncio puro, cioè la predicazione, in tutte le sue modalità e variazioni, ma anche, e direi soprattutto, con le scelte concrete che come singoli e come comunità via via andiamo compiendo, lungo lo scorrere del tempo e della storia.

Dio non voglia, ma potrebbe capitare che, mentre seminiamo una Parola sul versante della evangelizzazione e della catechesi, con dispendio di tante energie e tanti mezzi, sul piano poi dello stile e degli esempi di vita che diamo, come singoli e come comunità ad ogni livello, smentiamo quello che diciamo. E facciamo così emergere la contraddizione tra quello che diciamo e crediamo di essere e quello che siamo realmente.
Ecco dunque l’itinerario che vi propongo. Una riflessione a tappe che, ripercorrendo la parabola, ci metta tutti in condizione di ricavarne suggestioni e spunti che possano ridare slancio alla nostra azione nell’anno pastorale che abbiamo davanti:

  1. 1. Un uomo
  2. I briganti
  3. “Per caso” un sacerdote, un levita…
  4. Un Samaritano lo vide e ne ebbe compassione
  5. La locanda: la Chiesa
  6. Il giorno seguente
  7. “Va’ e anche tu fa lo stesso”.


Si prese cura di lui

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Messaggio Quaresima 2019

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Quaresima, tempo di conversione

Siamo giunti anche quest’anno alla Quaresima, tempo che inizia il mercoledì delle Ceneri e che ci porterà alla santa Pasqua. Chiediamoci subito: quali sono gli atteggiamenti interiori con i quali il Signore ci chiede di vivere questa santa Quaresima, nel desiderio e con tutti i relativi propositi per far sì che sia fruttuosa per la nostra vita di fede e, per conseguenza per la nostra vita di Chiesa? Io direi che gli atteggiamenti più giusti ce li indica proprio la parola di Dio che ascoltiamo nel giorno delle Ceneri e che poi ci accompagnerà giorno per giorno, soprattutto le domeniche.

La spiritualità cristiana, come ben sappiamo, ci presenta la Quaresima come un tempo nel quale c’è da mettere in campo una seria revisione della nostra vita, chiedendoci se è fedele al Vangelo, se lo incarna in maniera vera e credibile.

Mi soffermo in modo particolare sul brano evangelico, che si legge, appunto, nel giorno delle Ceneri, tratto dal Discorso della Montagna, lasciatoci dall’Evangelista Matteo. Lì Gesù ci porta con parole chiare e forti, senza metafore e senza giri di parole, al cuore della nostra vita di fede, e ci invita a porci in maniera coraggiosa una domanda fondamentale che potremmo così indicare: “Com’è la mia vita cristiana? È vera o è falsa? È solo apparenza, o parte e raggiunge in maniera piena il mio cuore?”. E ancora: “È solida e consistente oppure superficiale, solo esteriore e approssimativa?”.

Non sono domande da poco e soprattutto non possiamo dare ad esse risposte scontate. Dobbiamo, invece, tutti, fare – direi ogni giorno, continuamente - un serio esame di coscienza.

Tornando al brano evangelico del giorno delle Ceneri prendiamo molto sul serio l’invito di Gesù innanzitutto a domandarci se noi compiamo le opere della fede “davanti agli uomini”, cioè per apparire, far bella figura, ricevere approvazione e consensi, oppure perché ci crediamo veramente. Le parole di Gesù sono inequivocabili: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli”.

E, come per tracciare un itinerario concreto di questa revisione di vita Gesù indica tre situazioni emblematiche, che riassumono in qualche modo tutta la vita ed anche, per noi preti, tutto il nostro ministero:

1. Primo ambito: la Carità. “Quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente”. Gesù non va per il sottile, le parole sono dure e fanno pensare. Quel “suonare la tromba davanti a te” ci dice che certamente si fa molta carità nella nostra vita, e nella nostra Chiesa, ma forse e senza forse, suoniamo spesso troppe trombe su quello che facciamo. Gesù dice, invece: “non sappia la tua destra quello che fa la tua sinistra”, non dobbiamo mai cessare, sia in quanto cristiani che poi in quanto ministri ordinati, di imparare a fare il bene per la sola gioia di fare il bene, e non perché qualcuno ci deve notare e ci deve dire “bravo” o “grazie!”, o peggio ancora ci deve “promuovere”.

2. Secondo ambito: la Preghiera. “Quando pregate, dice Gesù, non siate simili agli ipocriti che nelle sinagoghe o negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti per essere visti dalla gente…”. Domandiamoci: Quanta parte dei nostri riti si fanno quasi solo perché “bisogna rispettare le tradizioni” e non perché cogliamo veramente e fino in fondo i significati più veri e profondi dei gesti e delle tradizioni stesse per la vita concreta di ciascuno di noi? Avvicinandosi la Pasqua, si mette in moto tutta una ritualità che, ad esempio fa riferimento alla Passione di Gesù: Via Crucis, processioni, passioni viventi e cose simili. Ma tutto questo lo facciamo perché desideriamo di ricavare noi, insieme con i nostri fedeli un vero frutto spirituale o perché poi ci dobbiamo dire con una buona dose di autocompiacimento: “Quanto è stato bello”? E in queste circostanze, domandiamoci, si respira un vero clima di preghiera o molto più semplicemente quello di una sacra rappresentazione? C’è da dirci, perciò, che in Quaresima dobbiamo tutti fare una seria verifica della vita di preghiera, innanzitutto a livello personale ( La Liturgia delle ore, il Rosario, l’Adorazione eucaristica, la Meditazione sulla Parola…), ma poi anche comunitario ed ecclesiale nel suo insieme.

3. Terzo ambito: il digiuno. Si dice che in Quaresima dobbiamo fare qualche gesto penitenziale che ci ricordi il valore della rinuncia e che dobbiamo anche in questo prendere esempio da Gesù. Giusto! Anche qui, però, occorre ricordare sempre che lo scopo non è quello di allinearsi ad una tradizione, sbandierando a destra e a manca che stiamo facendo gesti di digiuno, privandoci di qualcosa che ci piace, ma essere veramente convinti del valore educativo della rinuncia. Ma non solo nel cibo, anche in ogni altro ambito. Il digiuno, la privazione ci aiuta a ricordarci meglio che cosa è veramente necessario e che cosa è assolutamente un di più che perciò non deve mai diventare tanto importante da farci perdere di vista le cose essenziali. Parlare di digiuno vuol dire provare a far verifica ed eventualmente riscrivere, ciascuno per sé e poi anche come comunità, l’elenco ordinato delle cose importanti, mettendo ai primi posti ciò che veramente merita i primi posti, e poi, via via, tutto il resto. E se c’è da correggere qualcosa, anche con scelte eventualmente coraggiose e dolorose, questo è il tempo per farlo e per farlo bene, “nel segreto”, come dice Gesù; in profondità, ci permettiamo di aggiungere noi.

Buon cammino a tutti, e fin da ora: Buona PASQUA!

Vostro

+ Don Luigi Mansi

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