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Convegno Ecclesiale Diocesano 2019

Si terrà nei giorni 14, 15 e 16 ottobre il Convegno Ecclesiale Diocesano che costituisce il più importante appuntamento annuale per la Chiesa locale.

Alla prima e seconda serata, che si svolgeranno con inizio alle ore 19.00 presso l’Istituto Scolastico “R. Lotti” in via Cinzio Violante 1, è invitata a partecipare la comunità diocesana in tutte le sue componenti.
Nella serata del 14 ottobre sarà il Vescovo di Andria Mons. Luigi Mansi ad aprire i lavori illustrando le finalità e gli obiettivi dell’evento e, a seguire, interverrà S. E. Mons. Domenico Battaglia, Vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata dé Goti, sul tema: “Và e anche tu fa così. L’arte del prendersi cura”. Mons. Domenico Battaglia durante la sua attività pastorale all’interno dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace si è interessato ai più deboli e agli emarginati tanto da essere chiamato “prete di strada”. Dal 1992 al 2016 ha guidato il “Centro Calabrese di Solidarietà” (Comunità dedita al trattamento e al recupero delle persone affette da tossicodipendenze) e dal 2000 al 2006 è stato Vicepresidente della “Fondazione Betania” di Catanzaro (Opera diocesana di assistenza-carità). Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di Presidente Nazionale della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT).

Nella lettera pastorale alla Chiesa di Andria “Si prese cura di Lui…”, incentrata sulla nota parabola del buon samaritano, il Vescovo Mons. Mansi sollecita la chiesa locale ad “essere locanda cioè luogo sicuro dove ogni uomo, soprattutto chi è in difficolta di qualunque tipo, possa trovare accoglienza premurosa e attenta”.
Mons. Domenico Battaglia ci aiuterà, pertanto, a comprendere meglio l’invito del nostro Vescovo indicandoci le motivazioni per le quali una comunità che vuole dirsi ed essere cristiana non può non assumere lo stile pastorale della carità.

Nella seconda serata ci porremo in ascolto di due comunità parrocchiali (parrocchia “Santi Medici” di Bitonto e parrocchia “Corpus Domini” di Taranto) che hanno cercato di incarnare lo stile del “prendersi cura” e ci racconteranno quale percorso hanno compiuto e quali cambiamenti, l’attenzione al prossimo, ha operato all’interno delle stesse comunità.

La terza serata sarà caratterizzata dal lavoro nei laboratori che si terranno nelle cinque zone pastorali della diocesi. Saranno coinvolti i membri dei Consigli Pastorali Zonali con l’aggiunta di due componenti per ogni parrocchia del consiglio pastorale parrocchiale. All’interno di ogni laboratorio si farà un autentico esercizio di discernimento per individuare atteggiamenti e criteri che possono permettere alla comunità diocesana nonché alle comunità parrocchiali di crescere ulteriormente nella carità. “Non si tratta di partire da zero – precisa Mons. Mansi nella sua Lettera Pastorale - o di intraprendere un viaggio del tutto nuovo, bensì di chiederci che cosa deve scattare nelle comunità parrocchiali, nella Chiesa diocesana e, quali forme vanno risvegliate, quali responsabilità vanno assunte, quali itinerari vanno percorsi affinchè possiamo ripetere il gesto del buon samaritano qui e ora”.

Al fine di ricavare linee comuni di orientamento, le sintesi dei diversi laboratori saranno presentate nel Consiglio Pastorale Diocesano convocato dal Vescovo di Andria per lunedì 21 ottobre.
Il Convegno intende così favorire uno stile di ascolto e di confronto nella consapevolezza che il discernimento comunitario, fatto attraverso la gioia e la fatica del lavorare insieme di laici, presbiteri, religiosi e religiose con il proprio Vescovo, è certamente il primo passo di una chiesa desiderosa di crescere nell’arte del prendersi cura.

Don Gianni Massaro
Vicario Generale - Diocesi di Andria

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Si prese cura di lui… | Lettera pastorale del Vescovo Luigi Mansi

INTRODUZIONE
Il titolo che ho pensato di dare al documento programmatico per l’anno pastorale 2019/2020 esprime con chiarezza l’idea ispiratrice: dobbiamo porci in diretta continuità con il cammino fatto insieme ormai da ben tre anni. Ci aspetta il quarto anno da vivere insieme.

In quello appena trascorso ci siamo sentiti stimolati dal comando dato da Gesù ai discepoli, “Date loro voi stessi da mangiare” (Mc 6,37), in riferimento alla fame della gente che, affascinata dalla sua Parola, per seguire Lui, il Maestro, si era tanto allontanata dalle proprie case da non riuscire a tornarvi per i pasti. E così, meditando su quella pagina del Vangelo, abbiamo sentito rivolto a noi questo comando di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare”, riferito alle genti in mezzo alle quali Lui ci ha posto in quest’ora della storia.

Sì, perché la gente del mondo con la sua “fame” ci interpella ancora e sempre, come Chiesa: La fame di pane, innanzitutto, certo! Ma non solo. E nell’anno trascorso ci siamo dati abbondanti occasioni per riflettere su questo dato, declinato in vari modi e da varie angolature, pensiamo alla fame di verità, la fame di umanità, di giustizia, di amore, di pace...
Noi Chiesa, popolo di Gesù, siamo da lui invitati a impegnarci con i nostri cammini formativi per diventare sempre più capaci di intercettare ogni situazione in cui l’uomo è sofferente, ferito, costretto a vivere in povertà, vittima dello sfruttamento, dell’ignoranza, della solitudine e portargli soccorso. Una delle immagini usate da Papa Francesco per definire la Chiesa, lo sappiamo bene, è che essa è come un “ospedale da campo”, per gli uomini del nostro tempo e …di ogni tempo.

Per questo motivo ho pensato che dovremo farci accompagnare nel nuovo anno pastorale, che il Signore ci mette davanti e che ci dona di vivere insieme, da un’altra pagina evangelica davvero suggestiva, che ci presenta ancora una icona molto bella ed efficace sul versante della carità, ed è la pagina del “Buon Samaritano”, che troviamo nel Vangelo di Luca (10, 25-37). E questo spiega il titolo che ho pensato di dare al cammino: “Si prese cura di lui”.

Il mio intento è di provare a fare insieme con voi una lettura “pastorale” di questa parabola, cioè fare in modo che tutti noi, ciascuno a partire dalla propria condizione: ministri ordinati, laici impegnati a vario titolo nella vita pastorale della Chiesa, popolo santo di Dio, ci sentiamo spinti da questa pagina evangelica a sottoporre a coraggiosa verifica ed esame di coscienza tutta la nostra impostazione pastorale, per poter poi ripensare e rimodulare tutto a partire da quelle parole che definiscono il sentimento che ha mosso all’azione il Samaritano, personaggio centrale della parabola, nei confronti del malcapitato che incappò nei briganti: “Si prese cura di lui”.

Noi, cari fratelli e sorelle della Chiesa di Andria, dobbiamo sentirci seriamente sollecitati da questa pagina evangelica a “prenderci cura” degli uomini tra i quali ci ha chiamati a vivere il Signore. È un invito al quale non possiamo e non dobbiamo sfuggire. Questo non vuol dire, come qualcuno teme, ridurre l’azione della Chiesa a puro assistenzialismo. Anche il Papa ha messo in guardia da questo pericolo nel corso della Veglia di Pentecoste presieduta in Piazza S. Pietro per la Diocesi di Roma la sera dell’8 giugno scorso. Del resto, lo stesso Gesù non intese mai la sua missione come puro assistenzialismo ma, nel mentre seminava la Parola nei cuori di quanti lo seguivano e lo ascoltavano, man mano che si presentava l’occasione, si prendeva cura con divina compassione di quanti versavano in situazioni di dolore e si rivolgevano a lui con fiducia e speranza per chiedergli aiuto. Non dobbiamo mai dimenticare che il modo di agire di Gesù è il paradigma di come si deve dispiegare in ogni tempo l’azione della Chiesa.
Ecco, carissimi, come Gesù anche noi dobbiamo sentirci davvero chiamati, in virtù del mandato ricevuto da Lui, a seminare il seme della Parola nei solchi della storia. Ma senza mai dimenticare, nemmeno per un attimo, che si semina non soltanto con l’annuncio puro, cioè la predicazione, in tutte le sue modalità e variazioni, ma anche, e direi soprattutto, con le scelte concrete che come singoli e come comunità via via andiamo compiendo, lungo lo scorrere del tempo e della storia.

Dio non voglia, ma potrebbe capitare che, mentre seminiamo una Parola sul versante della evangelizzazione e della catechesi, con dispendio di tante energie e tanti mezzi, sul piano poi dello stile e degli esempi di vita che diamo, come singoli e come comunità ad ogni livello, smentiamo quello che diciamo. E facciamo così emergere la contraddizione tra quello che diciamo e crediamo di essere e quello che siamo realmente.
Ecco dunque l’itinerario che vi propongo. Una riflessione a tappe che, ripercorrendo la parabola, ci metta tutti in condizione di ricavarne suggestioni e spunti che possano ridare slancio alla nostra azione nell’anno pastorale che abbiamo davanti:

  1. 1. Un uomo
  2. I briganti
  3. “Per caso” un sacerdote, un levita…
  4. Un Samaritano lo vide e ne ebbe compassione
  5. La locanda: la Chiesa
  6. Il giorno seguente
  7. “Va’ e anche tu fa lo stesso”.


Si prese cura di lui

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Si prese cura di lui… | Lettera pastorale del Vescovo Luigi Mansi

INTRODUZIONE
Il titolo che ho pensato di dare al documento programmatico per l’anno pastorale 2019/2020 esprime con chiarezza l’idea ispiratrice: dobbiamo porci in diretta continuità con il cammino fatto insieme ormai da ben tre anni. Ci aspetta il quarto anno da vivere insieme.

In quello appena trascorso ci siamo sentiti stimolati dal comando dato da Gesù ai discepoli, “Date loro voi stessi da mangiare” (Mc 6,37), in riferimento alla fame della gente che, affascinata dalla sua Parola, per seguire Lui, il Maestro, si era tanto allontanata dalle proprie case da non riuscire a tornarvi per i pasti. E così, meditando su quella pagina del Vangelo, abbiamo sentito rivolto a noi questo comando di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare”, riferito alle genti in mezzo alle quali Lui ci ha posto in quest’ora della storia.

Sì, perché la gente del mondo con la sua “fame” ci interpella ancora e sempre, come Chiesa: La fame di pane, innanzitutto, certo! Ma non solo. E nell’anno trascorso ci siamo dati abbondanti occasioni per riflettere su questo dato, declinato in vari modi e da varie angolature, pensiamo alla fame di verità, la fame di umanità, di giustizia, di amore, di pace...
Noi Chiesa, popolo di Gesù, siamo da lui invitati a impegnarci con i nostri cammini formativi per diventare sempre più capaci di intercettare ogni situazione in cui l’uomo è sofferente, ferito, costretto a vivere in povertà, vittima dello sfruttamento, dell’ignoranza, della solitudine e portargli soccorso. Una delle immagini usate da Papa Francesco per definire la Chiesa, lo sappiamo bene, è che essa è come un “ospedale da campo”, per gli uomini del nostro tempo e …di ogni tempo.

Per questo motivo ho pensato che dovremo farci accompagnare nel nuovo anno pastorale, che il Signore ci mette davanti e che ci dona di vivere insieme, da un’altra pagina evangelica davvero suggestiva, che ci presenta ancora una icona molto bella ed efficace sul versante della carità, ed è la pagina del “Buon Samaritano”, che troviamo nel Vangelo di Luca (10, 25-37). E questo spiega il titolo che ho pensato di dare al cammino: “Si prese cura di lui”.

Il mio intento è di provare a fare insieme con voi una lettura “pastorale” di questa parabola, cioè fare in modo che tutti noi, ciascuno a partire dalla propria condizione: ministri ordinati, laici impegnati a vario titolo nella vita pastorale della Chiesa, popolo santo di Dio, ci sentiamo spinti da questa pagina evangelica a sottoporre a coraggiosa verifica ed esame di coscienza tutta la nostra impostazione pastorale, per poter poi ripensare e rimodulare tutto a partire da quelle parole che definiscono il sentimento che ha mosso all’azione il Samaritano, personaggio centrale della parabola, nei confronti del malcapitato che incappò nei briganti: “Si prese cura di lui”.

Noi, cari fratelli e sorelle della Chiesa di Andria, dobbiamo sentirci seriamente sollecitati da questa pagina evangelica a “prenderci cura” degli uomini tra i quali ci ha chiamati a vivere il Signore. È un invito al quale non possiamo e non dobbiamo sfuggire. Questo non vuol dire, come qualcuno teme, ridurre l’azione della Chiesa a puro assistenzialismo. Anche il Papa ha messo in guardia da questo pericolo nel corso della Veglia di Pentecoste presieduta in Piazza S. Pietro per la Diocesi di Roma la sera dell’8 giugno scorso. Del resto, lo stesso Gesù non intese mai la sua missione come puro assistenzialismo ma, nel mentre seminava la Parola nei cuori di quanti lo seguivano e lo ascoltavano, man mano che si presentava l’occasione, si prendeva cura con divina compassione di quanti versavano in situazioni di dolore e si rivolgevano a lui con fiducia e speranza per chiedergli aiuto. Non dobbiamo mai dimenticare che il modo di agire di Gesù è il paradigma di come si deve dispiegare in ogni tempo l’azione della Chiesa.
Ecco, carissimi, come Gesù anche noi dobbiamo sentirci davvero chiamati, in virtù del mandato ricevuto da Lui, a seminare il seme della Parola nei solchi della storia. Ma senza mai dimenticare, nemmeno per un attimo, che si semina non soltanto con l’annuncio puro, cioè la predicazione, in tutte le sue modalità e variazioni, ma anche, e direi soprattutto, con le scelte concrete che come singoli e come comunità via via andiamo compiendo, lungo lo scorrere del tempo e della storia.

Dio non voglia, ma potrebbe capitare che, mentre seminiamo una Parola sul versante della evangelizzazione e della catechesi, con dispendio di tante energie e tanti mezzi, sul piano poi dello stile e degli esempi di vita che diamo, come singoli e come comunità ad ogni livello, smentiamo quello che diciamo. E facciamo così emergere la contraddizione tra quello che diciamo e crediamo di essere e quello che siamo realmente.
Ecco dunque l’itinerario che vi propongo. Una riflessione a tappe che, ripercorrendo la parabola, ci metta tutti in condizione di ricavarne suggestioni e spunti che possano ridare slancio alla nostra azione nell’anno pastorale che abbiamo davanti:

  1. 1. Un uomo
  2. I briganti
  3. “Per caso” un sacerdote, un levita…
  4. Un Samaritano lo vide e ne ebbe compassione
  5. La locanda: la Chiesa
  6. Il giorno seguente
  7. “Va’ e anche tu fa lo stesso”.


Si prese cura di lui

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Giornata diocesana per la Custodia del Creato

Giornata diocesana per la Custodia del Creato
Quante sono le tue opere, Signore (Sal.104,24). Coltivare la biodiversità.

"La perdita di biodiversità è una delle espressioni più gravi della crisi socio-ambientale.
Ed anche il nostro paese è esposto ad essa:
con dinamiche che interessano sia il mondo vegetale che quello animale,
depotenziando la bellezza e la sostenibilità delle nostre terre e rendendole meno vivibili."
(Dal messaggio della Cei per la Giornata mondiale del creato 2019).

«Fenomeni come i cambiamenti climatici, lo sfruttamento sregolato delle risorse naturali del nostro pianeta, lo smarrimento del legame profondo tra ambiente e persona, -afferma don Michele Pace direttore dell'Ufficio di Pastorale sociale e lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato-, sta portando a una perdita di tutta una ricchezza che caratterizza la vita soprattutto in un alcune aree della Terra».
Per tale ragione l'Ufficio di Pastorale sociale e lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato, l'Ufficio per la Pastorale della salute, l'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso e la Caritas diocesana hanno organizzato una giornata di riflessione sui diversi aspetti della biodiversità in relazione al nostro territorio.

Venerdì 20 settembre 2019

Ore 15.45: Partenza pullman da Andria, Canosa e Minervino

Ore 16.30: "Alta Murgia: tra tutela e valorizzazione" | Prof. Pietro Castoro, Centro studi Torre di Nebbia c/o Parrocchia Sant'Isidoro Montegrosso

Ore 17.45: "Buone prassi di custodia della biodiversità" | Visita all'azienda agricola "Conte Spagnoletti-Zeuli", con degustazione di alcuni prodotti locali.

Ore 18.45: Spostamento in pullman verso Andria

Ore 19.00: "Una Chiesa attenta alla tutela del territorio" | Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra c/o Istituto agrario "Umberto I" - Andria

Ore 20.30: Preghiera ecumenica Presieduta dal nostro Vescovo Mons. Luigi Mansi e da P. Stefan Catalin Andronache parroco romeno di San Clemente a Trani c/o Basilica Madonna dei Miracoli – Andria

Sarà possibile raggiungere i luoghi indicati dal programma o attraverso mezzi propri o attraverso i pullman messi a disposizione dalla Diocesi. Per la prenotazione dei pullman è necessario dare la propria adesione entro e non oltre il 13 settembre ai seguenti numeri:

Don Michele Pace: cell. 3478521984 (Per Minervino e Canosa)
Don Domenico Francavilla: cell. 3284517674 (Per Andria)
oppure scrivere a:

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CONTATTI

Piazza Vittorio Emanuele II, 23

76123 - Andria (BT)

tel. | fax

0883/59 25 96 - 0883/59 30 32

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