Dio è clandestino nella nostra vita: c’è ma non si fa vedere

OMELIA
XIX Domenica del tempo ordinario
Andria, Chiesa Cattedrale, 9 agosto 2020
Letture:
1 Re 19,9a.11-13a
dal Salmo 84
Rm 9, 1-5
Mt 14, 22-33

Dopo la prima lettura, abbiamo pregato con il Salmo 84, un Salmo molto bello e abbiamo ripetuto come ritornello: donaci, Signore, la tua presenza di pace. Le letture di questa domenica – potremmo dire – sono proprio racchiuse in questa invocazione ed è un’invocazione che dovrebbe scandire tutte le nostre giornate, ritmare ogni nostra azione, ogni nostra attività, donaci, Signore, la tua presenza di pace. C’è bisogno di questa invocazione, perché noi, nonostante ci diciamo credenti, cristiani, cattolici, molto spesso, soprattutto quando le circostanze della vita sono piuttosto complicate, avverse, tempestose, deludenti, in quei momenti noi siamo tentati di pensare: il Signore ci ha abbandonati, ci ha lasciati soli. E ci chiediamo: Perché mi ha lasciato solo? Perché non mi aiuta?
Invece questa preghiera ci fa capire che noi non siamo mai soli, piuttosto si tratta di aprire gli occhi e di vedere il Signore accanto a noi, di saperlo scorgere con gli occhi della fede, perché il Signore si manifesta in mille modi, qualche volta si manifesta anche in maniera strana, misteriosa. Prendiamo, per esempio, la prima lettura, protagonista il profeta Elia. Egli sta compiendo una vera e propria fuga da Dio e dalla sua missione: Il Signore lo aveva mandato a predicare alle città d’Israele, perché tutti avevano tradito l’alleanza. E lui comincia a predicare, però non l’ascoltano, lo snobbano: “Lasciaci in pace! Non ci scocciare, tu con il tuo Dio!”. Allora Elia avverte questa delusione, lo scoraggiamento e scappa: “Basta! Non ne voglio sapere più niente! Mi ritiro a vita privata; il profeta lo faccia qualcun altro. Non mi importa più niente!”. Ecco il brano che abbiamo letto stasera: Elia giunse sul monte di Dio – in alto, sull’Oreb – e si rifugiò in una caverna quasi per sfuggire dalla presenza di Dio e dalla missione che gli aveva affidato. Senonché una voce gli dice: “Elia, esci dalla caverna, siediti lì davanti e aspetta che si manifesterà il Signore”. Allora Elia pensava: “Adesso deve venire il Signore, chissà quale grande prodigio deve accadere!”, si aspettava una presenza maestosa, solenne del Signore, che gli desse veramente coraggio, visto che lui era così abbattuto.
Si fermò davanti alla caverna, ed ecco ci fu un vento impetuoso e gagliardo, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero, quel venticello così leggero che se ti muovi non lo senti, ma se stai fermo lo avverti. Che cosa significa? Lì ci fu il Signore. Come l’udì, Elia si coprì il volto, capì che era passato il Signore.
Cosa vuol dire questa lettura? Dicevamo: nei momenti dello scoraggiamento, nei momenti in cui le cose non vanno come noi vorremmo, noi siamo tentati di pretendere da Dio che Egli venga e faccia prodigi, faccia miracoli, e manifesti così la sua presenza e quando non lo fa noi diciamo: “Ma insomma, questo Dio che sta a fare? Ma perché non interviene? Perché non fa qualcosa? Perché non da una bella lezione a tutti quelli che lo snobbano e non lo ascoltano?”. E invece no! Dio si manifesta ad Elia nel mormorio di un vento leggero, cioè si manifesta nel cuore, nell’anima in maniera misteriosa. Non è detto che Dio debba intervenire sempre in maniera prodigiosa e straordinaria, anzi, il più delle volte, Dio nella nostra vita è presente in maniera discreta, silenziosa, quasi clandestina. Sì, proprio così!
Molto spesso Dio è clandestino nella nostra vita: c’è ma non si fa vedere, non si fa sentire. Allora, il credente che sa questo, nel momento della difficoltà, della tempesta, non si dispera, non reclama, non presenta il conto a Dio. No! Il credente si fida, sa aspettare. Ed ecco allora questo pensiero com’è ben espresso nella preghiera del Salmo responsoriale: donaci, Signore, la tua presenza di pace. Ed è quello che viene anche espresso dal Vangelo. Abbiamo ascoltato domenica scorsa che Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci, la gente ha mangiato in abbondanza, si è saziata, Gesù congeda la folla e gli apostoli e sale sul monte, solo, a pregare nel silenzio. Gesù ha bisogno di queste pause, ne abbiamo bisogno pure noi, per la verità, ma molto spesso diciamo che non abbiamo tempo e così per tante cose il tempo si trova, ma per stare qualche minuto col Signore non abbiamo mai tempo.
Comunque Gesù, ad un certo punto, sta sul monte a pregare e gli apostoli affrontano la tempesta. Dice il Vangelo: “La barca distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde a causa del vento contrario”. Ecco, la nostra vita, molto spesso, è proprio come la barca, è agitata dai venti contrari, dalle onde; e questo nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle nostre comunità; molto spesso, noi siamo agitati, ci lasciamo prendere dal panico e allora tutto il nostro tempo, le nostre energie, invece che essere spesi ad ascoltare la parola del Signore, sono consumate a dire sempre male gli uni degli altri, così da rendere le acque ancora più agitate di quanto già sono. Quante agitazioni nelle nostre case, per esempio tra marito e moglie, tra genitori e figli e viceversa e poi, a volte, capitano delle situazioni che complicano ancora di più i rapporti, le malattie, i guai…e poi ancora ci sono a volte anche situazioni particolari, per esempio fra qualche mese ci sarà il periodo elettorale: quante agitazioni! Nelle case, dappertutto discussioni, tensioni, cattiverie dette, pensate, compiute… e noi in queste situazioni siamo agitati.
Da credenti come dobbiamo gestire tutto questo? Ecco la risposta del Vangelo di oggi: Il credente sa che anche in quei momenti il Signore è lì accanto e ti dice: “Sto qui vicino a te, non ti preoccupare, non ti far prendere dal panico, non perdere la bussola, stai calmo, sto qui, lasciati guidare”. Allora, nell’affrontare i momenti difficili, le tempeste, chiediamoci sempre: “Gesù al posto mio che farebbe?”. Gesù cammina sulle acque in tempesta, domina dunque le tempeste, le agitazioni; noi invece non siamo capaci di dominarle, ci facciamo dominare e diventiamo cattivi e facciamo delle vere e proprie ingiustizie e cattiverie, ce le buttiamo addosso come pietre. No! Il credente deve sapere che anche in quei momenti il Signore è vicino e quindi non si deve lasciar prendere dal panico, dalla paura, dalla disperazione, ma deve gettare la sua ansia nel cuore di Dio. Ecco – vi dicevo – quanto è vera quell’invocazione: donaci, Signore, la tua presenza di pace. Quando ci accorgiamo che le acque cominciano veramente a rivoltarsi, fermiamoci, mettiamoci alla presenza di Dio e preghiamo: donami, Signore, la tua presenza di pace, mettimi la mano sulla testa, non mi far fare sciocchezze di cui dopo mi debba pentire, aiutami ad avvertire la tua presenza come una presenza di pace. Ed è quello che chiederemo in questa domenica intorno all’altare del Signore; anche noi, sia come famiglie, come singoli, ma anche come comunità, abbiamo bisogno di riscoprire, di gustare la presenza del Signore come una presenza di pace.