In Gesù Cristo l’umanità è glorificata

Omelia Ascensione del Signore

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OMELIA
VII Domenica di Pasqua – Ascensione del Signore
Andria, Chiesa Cattedrale, 24 maggio 2020
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Cari fratelli, a prima vista viene da dire che l’Ascensione di Gesù al cielo che oggi celebriamo chiude un tempo, quello pasquale. ma non è così perché in verità l’ascensione apre un tempo nuovo che è il tempo della testimonianza, della vita della Chiesa, manca solo l’ultimo tocco, se così possiamo dire, a quest’opera d’arte che Gesù ha realizzato ed è la presenza solenne dello Spirito Santo, la celebreremo domenica prossima nella Pentecoste.
Qual è allora il significato della festa dell’Ascensione? Io comincerei prima di tutto col sottolineare le battute finali del vangelo che abbiamo ascoltato. È sempre Luca che racconta e ci dice come sono andate le cose nel momento dell’Ascensione: “ Li condusse fuori verso Betania, alzate le mani li benedisse e mentre li benediceva si staccò da loro e fu portato verso il cielo”. C’è questo fatto un po’ misterioso che lascia gli apostoli con gli occhi all’insù, diremmo a bocca aperta. Nello stesso racconto della prima lettura troviamo qualche particolare in più; vediamo che, mentre Gesù sale, a un certo punto restano tutti col naso all’insù a guardare dov’è andato a finire Gesù e due angeli, due uomini vestiti di bianco, dice per esattezza il vangelo, si preoccuparono di dire agli apostoli: “Ma cosa state a guardare in cielo? Quel Gesù che è salito un giorno con la stessa potenza tornerà”. Ed essi tornarono a Gerusalemme.
La stessa cosa ci dice il brano del vangelo: “Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia”. Dunque non si rattristarono perché Gesù se ne era andato, anzi – ci ha detto san Luca che racconta – con grande gioia tornarono a Gerusalemme. Il fatto che sono pieni di gioia ci fa comprendere che gli apostoli non hanno vissuto quel momento come un momento di separazione, della serie: Gesù se ne va e noi restiamo qui soli. No, non lo hanno inteso così, altrimenti non sarebbero pieni di gioia.
La gioia invece è il segno che gli apostoli hanno capito che l’Ascensione è semplicemente il momento che chiude il tempo delle apparizioni, il tempo in cui Gesù ha avuto bisogno di farsi vedere più volte, di farsi toccare in qualche occasione, il tempo in cui Gesù ha sfidato anche un po’ la poca fede degli apostoli, pensiamo per esempio all’episodio di Tommaso; ma poi nel momento in cui il Signore Risorto si è reso conto che ormai erano pronti per la missione ha pensato che era giunto il momento di lasciarli con la sua presenza fisica, visibile ed affidarli alla sua presenza sacramentale.
Dunque gli apostoli hanno capito questo fatto e pieni di gioia tornarono a Gerusalemme e si misero nell’attesa del dono promesso. Gesù nel vangelo aveva detto infatti: “Fermatevi a Gerusalemme ancora qualche giorno e aspettate il dono, quello che il Padre vi ha promesso. Quando lo riceverete sarete testimoni”. Allora il primo significato dell’ascensione è proprio questo: che i discepoli del Signore non cercano più di vedere Gesù con gli occhi del corpo, ma lo vedono con gli occhi della fede nei segni, nei sacramenti della sua presenza. Per cui uno che ha una visione non deve pensare di essere un privilegiato rispetto a uno che non ce l’ha, uno che un giorno dice: “Ho visto la Madonna, ho visto Gesù!” non deve pensare di avere un privilegio rispetto agli altri perché questi sono comunque dei fatti privati che restano privati; il Signore si incontra non nella visione ma nella fede e questa regola vale per tutti, quindi non dobbiamo pensare che deve succedere chissà che cosa per vedere per forza Gesù e se lo vediamo, siamo pieni di gioia e se non lo vediamo, siamo tristi, non è così.
Altro significato che dobbiamo cogliere nell’Ascensione è il fatto che Gesù, salendo al cielo, porta a compimento il disegno di salvezza che Dio Padre aveva preparato per noi. Lui, certo, come Verbo di Dio, era da sempre presso il Padre ma la novità ora sta nel fatto che accanto a Dio c’è un uomo glorificato e se c’è un uomo, in quell’uomo ci sono tutti gli uomini, ci siamo tutti. Gesù, salendo al Padre, ci ha aperto la via, ci ha aperto la strada; accanto al Padre l’uomo Gesù glorificato, crocifisso e risorto intercede per noi, è lì a farci capire qual è il nostro destino, è lì a pregare per noi, è lì a sostenerci, accanto al padre per dire: “Vi aspetto, qui dovete venire tutti quanti, il posto per voi è preparato!”.
Quando Gesù parlava la sera del giovedì santo aveva detto proprio così ai suoi: “Io vado a prepararvi un posto”. Allora non capirono, forse il giorno dell’Ascensione cominciarono a capire. Ecco, dunque, il significato dell’Ascensione. Gesù è andato davanti a noi a prepararci un posto, a prepararci una strada e allora, noi tutti, cari fratelli, sapendo che la strada è aperta, sapendo che il posto c’è non solo per alcuni privilegiati o fortunati, ma per tutti, ecco che la nostra vita acquista un sapore nuovo, diventa veramente un cammino verso quel posto, quella meta: la piena glorificazione.
Dunque la festa dell’Ascensione fa venire nel nostro cuore un desiderio che è quello della patria beata, il desiderio di raggiungere, noi, membra del suo corpo, il capo che è Gesù e che è già accanto a Dio. Sì, nella glorificazione dell’uomo Gesù è già iniziata la glorificazione di tutta l’umanità e dunque di ciascuno di noi. È la festa del nostro destino, la festa della nostra meta, è la festa che, se volgiamo, relativizza tutto quello che succede quaggiù, tanto passa, di bene, di male, di importante, di meno importante, di gioioso, di doloroso, tutto è relativo, perché tutto passa e la vera gioia è come Gesù e con Gesù sedere alla destra del Padre, godere della gloria piena che Gesù ha promesso per ciascuno di noi.
Questi sono i significati da recuperare della festa dell’ascensione, vi dicevo all’inizio, non una festa che chiude, dunque, ma una festa che apre, riapre il cuore di ciascuno di noi a desideri nuovi, ci apre a sogni nuovi, ci mette nel cuore una rinnovata nostalgia, la nostalgia della patria beata che noi tante volte, attaccati alla patria di quaggiù, dimentichiamo, trascuriamo, eliminiamo dall’orizzonte dei nostri pensieri e dei nostri impegni quotidiani.
Coltiviamo sempre, allora, carissimi, questa sacra nostalgia!
AMEN!