Omelia per il Triduo in onore dei Santi Patroni Madonna dei Miracoli e San Riccardo

17-09-2026

OMELIA
Triduo
in onore dei Santi Patroni
Madonna dei Miracoli e San Riccardo
Andria, Chiesa Cattedrale, 17 settembre 2026
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Atti 2,42-47 e Mt 7,21.24-25

Cari confratelli nel sacerdozio, cari sposi e fratelli tutti,
Nel cammino di questo triduo che ci prepara alla festa dei nostri amati patroni, la Madonna dei Miracoli e San Riccardo, la Parola di Dio oggi ci pone di fronte a una domanda fondamentale: su cosa stiamo costruendo?
Non è una domanda astratta. Riguarda le nostre vite, la vita della nostra Chiesa diocesana e, in modo del tutto particolare stasera, la vita delle vostre famiglie, cari sposi che vi apprestate a rinnovare le promesse del vostro matrimonio.
Nel Vangelo di stasera, Gesù usa un’immagine viva e incisiva: due case, due costruttori, due esiti opposti. La differenza tra la casa crollata e quella che resta in piedi non sta nell’assenza della tempesta — i fiumi straripano e i venti soffiano per tutti — ma nelle fondamenta.
Gesù dice una cosa che deve scuoterci: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio». La fede non è un’impalcatura di parole o un’abitudine esteriore. Ascoltare la Parola senza metterla in pratica significa costruire sulla sabbia. La sabbia dei sentimenti passeggeri, dell’egoismo, della comodità, che alla prima prova della vita si sgretola. Metterla in pratica, invece, significa scavare fino alla roccia. E la roccia è Cristo stesso compreso, amato e obbedito nella vita di ogni giorno.
La prima lettura ci mostra come appare una vita costruita sulla roccia. Il brano degli Atti degli Apostoli descrive il “ritratto di famiglia” della Chiesa nascente, fondato su quattro pilastri incrollabili: l’insegnamento degli apostoli (l’ascolto assiduo della Parola); la comunione (il mettere in comune non solo i beni, ma il cuore); la frazione del pane (l’Eucaristia come centro di ogni giornata); le preghiere (la relazione costante e filiale con Dio).
Cari fratelli e sorelle, non possiamo nascondercelo: viviamo in una società che sembra aver smarrito i suoi punti di riferimento più profondi. Una cultura del provvisorio e del consumo rischia di svuotare i valori fondamentali del rispetto, del dono di sé, del perdono e della ricerca della verità. In questo contesto, la famiglia non è una semplice istituzione sociale da tutelare, ma il primissimo e insostituibile cantiere educativo.
A chi possono guardare oggi le nostre famiglie per ritrovare la bussola? La Chiesa ci indica da sempre la Casa di Nazareth. Lì, nel silenzio e nel lavoro quotidiano, il Figlio di Dio ha scelto di nascere, di crescere e di essere educato. A Nazareth, Gesù ha imparato da Maria e Giuseppe l’ascolto delle Scritture, il valore del lavoro, il rispetto per gli anziani, la preghiera fedele. La casa di Nazareth non era priva di prove o di oscurità, ma era saldamente piantata sulla roccia dell’obbedienza a Dio. Cari genitori, la nostra società si rinnova solo se le vostre case tornano ad essere “scuole di umanità e di fede”, dove i figli non imparano le virtù da grandi discorsi, ma respirandole ogni giorno nell’amore concreto tra i genitori.
I primi cristiani non vivevano un’utopia; vivevano la concretezza di un amore che si faceva condivisione, cura per il povero, gioia e semplicità di cuore. È questo stile che li rendeva stimati da tutto il popolo. La loro forza attrattiva non nasceva da strategie, ma dalla bellezza della loro vita comune.
Questa Parola ha trovato carne e testimonianza viva nei nostri Santi Patroni. La Madonna dei Miracoli è la donna dell’ascolto che si fa carne. Il suo «Eccomi» non è stato un semplice “Signore, Signore”, ma la disponibilità totale a lasciarsi scavare il cuore dalla volontà del Padre, diventando Casa salda fondata sulla Roccia divina.
San Riccardo, nostro santo Vescovo, ha edificato la Chiesa di Andria proprio sui quattro pilastri degli Atti degli Apostoli. Ha nutrito il popolo con l’insegnamento saldo della fede, ha spezzato il pane, ha pregato senza sosta e si è fatto sposo fedele della sua comunità, insegnandoci che la cura pastorale e la carità non si improvvisano sulla sabbia, ma si radicano nella preghiera assidua.
Cari sposi, stasera voi siete il segno vivo di questa Parola in mezzo a noi.
Quando vi siete sposati, avete scelto di edificare la vostra casa. Nel corso degli anni avete conosciuto le piogge, le piene dei fiumi, i venti delle incomprensioni, delle difficoltà economiche, della malattia o della fatica quotidiana. Se stasera siete qui a rinnovare il vostro “Sì”, è perché avete saputo ritornare, anche nei momenti bui, alla Roccia.
Rinnovare le promesse matrimoniali oggi significa dire: vogliamo continuare ad ascoltarci e a perdonarci, mettendo in pratica il Vangelo nella nostra casa. Vogliamo custodire la comunione, trasformando la nostra famiglia in una “piccola comunità degli Atti degli Apostoli”, dove si spezza il pane della pazienza, si prega insieme e ci si poggia gli uni sugli altri.
Come la prima comunità cristiana attirava la gente con la gioia e la semplicità di cuore, così le vostre famiglie cristianamente solide sono oggi il primo e più grande annuncio di speranza per la città di Andria. Una città si regge se le sue famiglie sono fondate sulla roccia.
Chiediamo all’intercessione della Vergine dei Miracoli e di San Riccardo di custodire la nostra Diocesi e le vostre case. Poggiamo ogni nostro passo su Cristo, affinché nessuna tempesta possa mai spegnere la gioia della nostra fede e del nostro amore. Amen.