OMELIA nel 450° Anniversario del rinvenimento dell’Immagine della Madonna dei Miracoli

10-03-2026

Fratelli e sorelle, cari confratelli e carissimi Padri Agostiniani,
custodi di questa Basilica che appartiene al cuore di tutti noi,

Quattro secoli e mezzo fa, in un sabato di marzo del 1576, la Grazia di Dio risuonò nel cuore della nostra terra non con la voce, ma attraverso il colore e la luce. In una grotta dimenticata, nella Laura di Santa Margherita, il buio della terra restituì allo sguardo dei nostri padri l’immagine della Vergine col Bambino.
C’è un filo invisibile, ma d’acciaio, che lega la grotta di Santa Margherita alla collina del Golgota. Il Vangelo di Giovanni ci sposta bruscamente dal silenzio di una riscoperta devota alla luce cruda e impietosa del Calvario.
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre…» (Gv 19,25). Fermiamoci su questo «stare». In greco, il verbo indica una posizione salda, un rimanere ritti nonostante la tempesta. Maria non è la Madre di un “miracolo” che risolve magicamente le nostre angustie, quasi fosse un intervento esterno che ci esenta dalla fatica di vivere. Maria è la Madre che «sta». Lei stava nella Grotta, nel nascondimento della nostra terra, attendendo per secoli che i suoi figli tornassero a cercarla. È una santità “terrena”; non è scesa dal cielo come un fulmine, ma è riemersa dal grembo della nostra stessa storia, a dirci che Dio abita già qui, nelle pieghe del nostro quotidiano e del nostro lavoro. Lei stava sotto la Croce, abitando il luogo del fallimento umano, del dolore innocente, della morte.
Fratelli e sorelle, questo è il primo e più grande miracolo che celebriamo oggi: la presenza. Maria non scappa davanti alle nostre “grotte” esistenziali, non fugge dai nostri sabati di solitudine. Lei abita le crisi della nostra storia. Sta accanto ai figli che soffrono nelle corsie degli ospedali, sta nelle case dove il dialogo si è interrotto, sta con i giovani che faticano a scorgere un orizzonte di senso.
Proprio lì, nel punto più basso della storia umana, avviene lo scambio prodigioso: «Donna, ecco tuo figlio!». In quel momento, il dolore di Maria si dilata e diventa accoglienza universale. Quel Bambino che l’affresco bizantino ci mostra stretto al suo seno non è più solo il Figlio di Dio; in quel braccio che lo sorregge, Maria stringe ogni cittadino di Andria, ogni pellegrino che varca questa soglia.
Il miracolo del 1576 non fu solo il ritrovamento di un’immagine; fu la riscoperta di una maternità. Ma ricordiamolo: i tre scopritori dovettero cercare, dovettero “scavare”. Anche per noi, oggi, celebrare 450 anni significa fare un’opera di ‘archeologia interiore’. Dobbiamo rimuovere i detriti della distrazione, dell’indifferenza e dell’egoismo che spesso seppelliscono l’immagine di Dio in noi. La lampada trovata ardente è il simbolo della fede di Maria: una luce che non si esaurisce nemmeno quando l’olio della speranza umana sembra finito.
Se Maria «sta» presso la nostra croce, allora anche noi, come Chiesa di Andria, siamo chiamati a una missione. Non siamo qui per onorare un reperto del passato, ma per imparare lo stile di Maria. Siamo capaci di «stare» nelle ferite della nostra città? Siamo capaci di abitare con coraggio le sfide della legalità, della giustizia e della solidarietà verso chi è rimasto indietro?
Siamo chiamati a essere quella lampada che continua ad ardere con l’olio della carità operosa. San Paolo ci ha rassicurati: «Nulla ci separerà dall’amore di Cristo». Maria è la prova vivente di questa promessa: se Lei è rimasta dove tutto sembrava finire, significa che nessun abisso è troppo profondo per la Grazia di Dio.
In questo momento di grazia, guardiamo quel volto riportato alla luce 450 anni fa. In un istante di silenzio, consegniamo a Lei, la Madre che «sta», la nostra croce personale, le fatiche delle nostre famiglie e il cammino della nostra amata Andria.
E ora, facendomi voce di ogni sofferenza e di ogni speranza della nostra città, rivolgo alla Mamma celeste, a nome mio e a nome vostro, questa preghiera:
O Maria, Vergine dei Miracoli, guarda ai tuoi figli che oggi tornano a Te con lo stupore dei primi scopritori. Tu che «stai» accanto alle nostre croci, insegnaci a restare saldi nella fede, ardenti nella carità e instancabili nella speranza. Proteggi la nostra amata Andria e rendici noi stessi, oggi, il Tuo miracolo più bello: una comunità che sa amare, che sa accogliere e che sa sperare. Amen.