Carissimi confratelli nel sacerdozio, diaconi, religiosi e religiose,
e voi tutti, popolo santo di Dio della Chiesa di Andria,
Mentre il mio servizio episcopale alla santa Chiesa di Andria va velocemente verso la sua conclusione (si tratta di poco più di un anno) questa sera, il cuore mi suggerisce una sola parola, che vorrei risuonasse sotto queste volte prima di ogni altra: GRAZIE.
Sì, dieci anni fa, in questo stesso luogo, poggiai il mio cuore sull’altare, promettendo fedeltà a Cristo e a voi. Quel giorno ero un dono che ricevevate; oggi, dopo un decennio, mi sento io il ricevente di un dono incommensurabile: la vostra vita, la vostra fede, il vostro affetto, la vostra pazienza.
La Parola di Dio che la liturgia ci offre oggi sembra scritta apposta per interrogarci su questo cammino. Nella prima lettura, il profeta Geremia ci riporta il comando del Signore: «Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo».
Sulla scia del profeta, posso dire che in questi dieci anni, ho capito che il primo compito di un Vescovo non è parlare, ma ascoltare. Ho cercato di ascoltare la voce di Dio nel silenzio della preghiera per poterla poi porgerla a voi in modo limpido ed audace e la Sua voce attraverso i vostri volti, le vostre storie. Vi ringrazio per l’accoglienza: mi avete aperto le porte delle vostre case, ma soprattutto delle vostre storie personali. Mi avete insegnato che essere il vostro Pastore significa camminare con voi, gioire dei vostri traguardi, condividere le vostre pene e sentire il peso delle vostre fatiche come fossero mie. Confesso che mi porto dentro il rammarico di non esser riuscito a fare la visita pastorale, avevo in animo di farla dopo i primi anni, ma i tempi del covid hanno fiaccato in maniera notevole la mia salute e le mie forze, per cui ho dovuto rinunciarvi.
Tuttavia, il profeta Geremia ci ammonisce parlando di un popolo che «non ascoltò», che si è volto all’indietro anziché in avanti. Mentre celebriamo questo mio anniversario, chiediamoci tutti con umiltà: come sta, anzi, dove sta il nostro cuore? Abbiamo saputo guardare avanti insieme o ci siamo lasciati frenare dalle nostalgie e dai rancori? Un rischio sempre presente nella vita cristiana è l’abitudine che rischia di diventare durezza di cuore. Chiedo perdono al Signore e a voi per le volte in cui, per la mia fragilità umana, non sono stato sempre lo specchio limpido di quella Voce che invita a guardare sempre “dentro” ed “oltre”.
Il Vangelo di oggi ci ha portato nel cuore della lotta tra la luce e le tenebre. Gesù risponde a un’accusa ingiusta con una verità eterna: «Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina». Perciò, qui il mio pensiero e il mio ringraziamento più profondo vanno a voi, cari fratelli Presbiteri. Come ci insegna il Concilio Vaticano II, voi siete l’«unico presbiterio» con il vostro Vescovo, non solo collaboratori esterni, ma parte integrante del mio stesso ministero. Senza di voi, il mio ministero sarebbe monco; senza la vostra quotidiana dedizione nelle parrocchie, la voce del Pastore non raggiungerebbe ogni pecora del gregge. Il legame che ci unisce non è solo funzionale, ma ontologico e sacramentale: siamo un solo corpo che offre un solo Sacrificio. Nelle nostre mani, quando celebriamo, c’è lo stesso Cristo, che distribuiamo come Parola e come Pane al nostro popolo. E dunque, se questa Diocesi ha potuto testimoniare il Regno di Dio in questi dieci anni, è perché, pur con tante nostre fragilità, abbiamo cercato di custodire questa unità. Non permettiamo mai che il “demone muto” della discordia o l’individualismo isolino il sacerdote dal suo Vescovo o il Vescovo dai suoi sacerdoti. Non dimentichiamo mai, fratelli carissimi, che la nostra comunione è la prima forma di evangelizzazione.
Abbiamo ascoltato nel Vangelo che Gesù scaccia i demoni con il «dito di Dio». È un’immagine bellissima: Dio non agisce con la forza che schiaccia, ma con il tocco delicato che libera. Sento di poter dire e lo dico con vera convinzione che ho visto quel “dito” all’opera: l’ho visto nei nostri oratori; nei centri di accoglienza delle nostre tre città, dove il pane profuma di dignità; nella fatica onesta di questa terra e nella fede silenziosa dei nostri malati. Ogni volta che abbiamo scelto la comunione invece del pregiudizio, abbiamo permesso al dito di Dio di scrivere una pagina nuova nella gloriosa storia della Chiesa di Andria.
Gesù conclude dicendo: «Chi non raccoglie con me, disperde». Perciò, vorrei che fosse chiaro a tutti, a cominciare da me, che oggi non celebriamo la persona del Vescovo, ma l’opera di Cristo che raccoglie. Questi dieci anni sono solo un frammento della lunga storia di fede di questa Chiesa, protetta dal Santo Vescovo Riccardo e dalla Madonna (che in diocesi veneriamo con i titoli dei Miracoli, della Fonte e del Sabato), dal Vescovo San Sabino e dall’arcangelo Michele.
Cari fedeli, vi chiedo un regalo: continuate a pregare per me. Pregate perché io sia un Pastore secondo il cuore di Cristo, capace di “raccogliere” senza mai stancarsi. Dieci anni fa sono arrivato tra voi come un Pastore che doveva imparare a conoscere le sue pecore; oggi mi sento parte di questo gregge, unito a voi da un legame che il tempo non scalfisce, ma fortifica.
E ora, a Te, Signore della messe e Pastore eterno, eleviamo il nostro inno di benedizione.
Ti lodiamo, Padre, perché in questi dieci anni non ci hai mai fatto mancare il pane della Parola e il conforto dei Sacramenti. La Tua fedeltà è la nostra roccia, la Tua provvidenza la nostra guida.
Ti benediciamo, Signore Gesù, perché cammini sulle strade delle nostre tre città. Grazie per aver reso saldo il legame tra questo Vescovo, i suoi Presbiteri e Diaconi: custodiscici sempre nel Tuo Amore, perché la nostra unità sia il riflesso della Tua luce per il mondo.
Ti glorifichiamo, Spirito Santo, perché con il Tuo dito scrivi storie di speranza nel cuore dei piccoli e dei poveri. Continua a soffiare sulle vele della barca della nostra Chiesa di Andria, perché non si stanchi mai di attraversare i mari del nostro tempo, tra storie di fede, di pene e di gioie condivise, per poter raccogliere con Te.
A Te, Dio Uno e Trino, per intercessione di San Riccardo e della Madonna dei Miracoli, sia onore, lode e gloria, oggi e nei secoli eterni. Amen.






