“Io so che il mio Redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!” (Gb 19,25).
Queste parole di Giobbe, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, risuonano oggi in questa assemblea non come un grido di sfida, ma come il compendio di una vita intera. La vita del nostro caro don Peppino.
Mentre ci stringiamo attorno alle sue spoglie mortali, sentiamo che il desiderio di Giobbe – che le sue parole fossero impresse in un libro – si è realizzato non su carta, ma nella storia di questa nostra Chiesa diocesana. Una storia iniziata il 29 giugno 1965 con la sua ordinazione e che oggi, a un passo dal traguardo dei novant’anni, trova il suo compimento nell’abbraccio del Padre.
Proprio in queste ore di attesa, la salma di don Peppino è stata vegliata nella Chiesa di San Domenico. Non è un dettaglio di cronaca, ma un segno profondo: è lì, in quella parrocchia, che il nostro fratello sacerdote è nato alla vita e alla fede; è lì che la sua vocazione è stata custodita e formata. Tornare tra quelle mura per l’ultima veglia significa riconoscere che il Signore ha portato a compimento l’opera buona iniziata in lui molti anni fa.
Il Vangelo di oggi ci svela il cuore di don Peppino: «Ti rendo lode, Padre… perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Don Peppino è stato, nel senso più evangelico del termine, un “piccolo”. Lo è stato quando, giovane Vicario, muoveva i primi passi nelle parrocchie di Maria SS. dell’Altomare e di San Francesco; lo è stato soprattutto quando, dopo ventuno anni di guida sicura come Parroco di San Nicola di Mira, ha accettato con umiltà disarmante di diventare “Parroco emerito”.
È facile servire quando si comanda; è segno di santità saper servire obbedendo, mettendosi a disposizione del nuovo parroco, offrendo il proprio tempo per l’ascolto e le confessioni. In quegli anni di apparente “ritiro”, don Peppino ha incarnato l’invito di Gesù: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Egli ha trovato il suo ristoro non nel riposo umano, ma nel confessionale, diventando lui stesso ristoro per le anime stanche e oppresse.
Fratelli e sorelle, la testimonianza che don Peppino ci lascia è quella di una fedeltà rocciosa. Penso al 1995, quando Mons. Calabro lo chiamò a guidare la parrocchia di Gesù Crocifisso in un momento di particolare delicatezza. Don Peppino non si tirò indietro. La sua non era un’obbedienza di facciata, ma una lealtà filiale verso i Vescovi che si sono succeduti, un amore viscerale per questa Chiesa che lo ha generato e che lui ha ricambiato con un servizio pieno di bontà.
Il suo spirito di preghiera, alimentato da una devozione tenerissima alla Madonna dell’Altomare – che ha manifestato nel servizio al Santuario omonimo come delegato vescovile per sedici anni – è stato il motore di ogni sua azione. Dalla preghiera nasceva il suo amore per l’Eucaristia e, di riflesso, il suo amore per i poveri, nei quali vedeva lo stesso volto di Cristo che contemplava sull’altare.
In questi ultimi giorni, la malattia è venuta a visitarlo. È stata l’ultima tappa del suo cammino di spogliazione. Come Giobbe, anche don Peppino ha conosciuto la fragilità della carne, ma proprio in quella debolezza la sua fede si è fatta più pura.
Egli non ha temuto la polvere del sepolcro perché sapeva che il suo Redentore è vivo. Quel Gesù che ha tenuto tra le mani ogni mattina per sessantuno anni nella celebrazione eucaristica, ora lo accoglie non più sotto i veli del sacramento, ma faccia a faccia.
Caro don Peppino, il prossimo 13 agosto avremmo voluto festeggiare con te il traguardo dei novant’anni. Il Signore ha scelto di anticipare la festa, chiamandoti alla liturgia del Cielo. Ti diciamo grazie. Grazie per il tuo esempio di mitezza, per la tua capacità di comprendere tutti senza giudicare nessuno, per la tua lealtà silenziosa. Ti accompagni ora Maria Santissima dell’Altomare, che hai tanto amato e servito, e ti venga incontro San Nicola di Mira. Come per tanti anni sei stato custode del suo gregge e testimone della sua carità, possa ora il Santo Vescovo di Mira presentarti al trono dell’Altissimo, perché tu possa contemplare per sempre la gloria di Colui che hai servito con cuore di fanciullo.
Riposa in pace, servo buono e fedele. Entra nella gioia del tuo Signore. Amen






