Stemma e motto
Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:
– uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;
– una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
– un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
– un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.
Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura) dello stemma del Vescovo Basile
“Interzato in pergola: nel primo d’azzurro alla stella (8) d’oro; nel secondo di rosso a tre gocce dello stesso poste in sbarra; nel terzo a tre burelle ondate del primo sormontate da un’ancora di nero”
Il motto: SPES NON CONFUNDIT (Rm 5,5)
Per il proprio motto episcopale Mons. Domenico Basile ha individuato il versetto della Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (5,5): “La speranza non delude”. Queste parole sono state scelte da Papa Francesco come titolo della Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 e rappresentano un invito ad annunziare e testimoniare la speranza, che nasce dall’amore di Dio in Cristo e su di esso si fonda nella promessa di una presenza che mai viene meno.
Interpretazione
Nel capo dello scudo campeggia una stella a otto punte, la stella del Signore, evidente simbolo cristologico che richiama anche le otto Beatitudini; inoltre vuole altresì ricordare la pianta ottagonale di Castel del Monte di Andria, luogo di origine di Mons. Basile.
Qui lo sfondo è azzurro, simbolo della incorruttibilità del cielo, delle idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio.
Nella parte destra dello scudo (destra e sinistra sono posizioni invertite in araldica in quanto si riferiscono a chi porta lo scudo, risultando pertanto speculari per chi lo guarda standogli di fronte), appare un’àncora, simbolo di speranza, la Speranza cristiana, come menzionata nella Lettera agli Ebrei: “Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi” (Eb 6,17-20). Sotto l’àncora troviamo delle onde azzurre che ricordano il mare su cui si affaccia Molfetta, sede del Vescovo. Lo sfondo è d’argento; il colore che simboleggia la trasparenza, quindi la Verità e la Giustizia, doti che accompagnano lo zelo pastorale del Vescovo.
Il nome del Vescovo è Domenico che vuol dire “del Signore”, quindi consacrato al Signore; le tre gocce simboleggiano il Crisma che ha consacrato don Domenico al Signore, come richiamo delle principali unzioni della sua vita: il Battesimo, l’Ordinazione Presbiterale e, infine, l’Ordinazione Episcopale. Lo sfondo è rosso, il colore dell’amore e del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a donare la propria vita per noi, per la nostra redenzione. Un segno eloquente del sangue versato da Gesù per amore è la reliquia della Sacra Spina, custodita nella Chiesa Cattedrale di Andria, diocesi di origine di Mons. Basile.






