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Padre Antonio Maria Losito

  Padre Antonio Maria Losito ha il fascino dei Santi dei nostri giorni. La sua geniale personalità, sia come Missionario Redentorista sia come restauratore della sua Congregazione emerge chiaramente dalle testimonianze dei suoi contemporanei. Nato a Canosa di Puglia il 16 dicembre 1838 il religioso pugliese fu un santo subito convincente da vivente e dopo la sua morte. Per il lungo apostolato esercitato in parte nella … Continua a leggere Padre Antonio Maria Losito »

 

Padre Antonio Maria Losito ha il fascino dei Santi dei nostri giorni. La sua geniale personalità, sia come Missionario Redentorista sia come restauratore della sua Congregazione emerge chiaramente dalle testimonianze dei suoi contemporanei.

Nato a Canosa di Puglia il 16 dicembre 1838 il religioso pugliese fu un santo subito convincente da vivente e dopo la sua morte.

Per il lungo apostolato esercitato in parte nella sua città natale, dove profuse tutto l’ardore missionario oltre a prestarsi quale restauratore dei monumenti sacri cittadini, si meritò l’appellativo di “Apostolo di Canosa”.

Stabilì come programma di vita “l’imitazione di Cristo”. Attento nella formazione del giovane religioso si adopera con l’impegno e l’entusiasmo di un padre per infondere nei giovani lo spirito del Fondatore, S. Alfonso: l’amore per la vita Redentorista, lo zelo per le missioni popolari.

Dal 1894-1907 maestro dei giovani novizi per circa 20 anni, 1907-1909 Rettore del Collegio di San Michele in Pagani (Sa) per 2 anni. Dal 1909-1917, Provinciale delle Comunità Redentoriste della Campania, della Puglia e della Calabria per 8 anni.

A Pagani riorganizza l’apostolato della Comunità che, in breve, si estende per tutte le contrade della pianura del Sarno, per l’agro nocerino, fino a Salerno. Intensifica l’assistenza spirituale al popolo paganese, tanto che il Collegio “di San Michele” diventa un centro religioso insostituibile per ogni ceto di persone.

Come Padre Provinciale cerca di incrementare il culto per fratel Gerardo, promuove l’ampliamento della Basilica di Materdomini (Av), erogandovi grosse somme, e viene appellato “il grande benefattore del Santuario”.

Morì all’età di 78 anni di mercoledì festa di San Camillo de Lellis. Il 9 aprile 1983, i suoi resti mortali, furono traslati, per richiesta unanime dei numerosi devoti, a Canosa nella Concattedrale Basilica di S. Sabino, nella cappella di Sant’Alfonso. La fama di santità che ha accompagnato la sua memoria fino al nostro secolo, ha spinto la Postulazione redentorista ad iniziare, nel 1938 e nel 1989, il processo di canonizzazione che è tuttora in corso.

Seppe leggere tutto con la sapienza cristiana, fiduciosa nella paternità e provvidenza di Dio

La sua vita anche se lontana nel tempo, conserva ancora oggi una particolare attualità nell’aderenza radicale al vangelo che la caratterizza. Sue note distintive furono la povertà, vissuta ed accolta come stile di vita, l’umiltà e la semplicità che espresse vivendo la vita di tutti, non proponendosi a nessuno, neppure ai suoi confratelli di cui fu solo per alcuni anni superiore provinciale, scegliendo per sé soltanto l’esercizio di quella carità che divenne per lui ideale fatto vita.

La fiamma che bruciò il suo lungo cammino fu il desiderio ardente di offrire ai suoi confratelli e ai suoi concittadini la possibilità di vivere il messaggio cristiano, in un tempo in cui la fede e la religione subivano scosse violente. Per questo si dedicò alla formazione e alla cura delle vocazioni missionarie, al ministero della direzione spirituale e al servizio dei poveri.

Amici di Antonio Maria Losito, virtù e fama di santità

Manifestarono stima e amicizia al Servo di Dio, Antonio Losito alcuni suoi contemporanei oggi: santi, beati, venerabili, servi di Dio-, quali Pio X, Annibale Di Francia, Bartolo Longo, Eustachio Montemurro, Padre Giuseppe Leone e il Cardinale Massaia.

Illuminati furono i consigli spirituali prestati dal pio redentorista all’Avvocato Longo in momenti particolarmente difficili per il futuro degli Istituti educativi, che il Beato aveva fatto sorgere in unità di intenti con il Santuario di Pompei.

Altro figlio spirituale non meno importante del primo fu don Eustachio Montemurro: il medico-sacerdote fondatore di una nuova Congregazione religiosa dedita al culto della eucarestia e di supporto ai parroci nella cura pastorale, ed un istituto femminile per l’educazione delle fanciulle povere. Nel diario spirituale di Montemurro, il P. Losito viene considerato come consigliere provvidenziale.

La fama di santità del Servo di Dio è diffusa in Puglia nei Comuni della Valle dell’Ofanto, nell’agro nocerino-sarnese della Campania, negli ambienti legati alle opere dei Redentoristi presenti in tutti i continenti.

Le virtù del Losito sono testimoniate da persone di differenti categorie e livelli sociali ed ecclesiali – operai, impiegati, religiosi, missionari, vescovi e cardinali – e documentate da biografi e storici.

È stato osservato, nel corso del processo di beatificazione, “che il Servo di Dio è stato modello di vita religiosa, di apostolato tra il popolo di Dio, uomo di governo e di instancabile ministero, i cui scritti permettono di entrare in un esemplare cultore dell’abito teologale, con vertici di mistica unitiva e richiami ad una vita interiore”.

 

Mons. Giuseppe Di Donna

Il Venerabile – Vescovo di Andria Mons. Giuseppe Di Donna è per la Diocesi di Andria, il Vescovo del Congresso mariano (1947), ma anche del Sinodo diocesano (1950); il cantore della SS. Trinità, al cui culto e devozione impegnò tutta la sua vita di sacerdote, di missionario e di Vescovo; l’innamorato dell’Eucaristia e della Madonna, sorgenti del suo impegno apostolico; L’ardente evangelizzatore in terra di missione … Continua a leggere Mons. Giuseppe Di Donna »

Il Venerabile – Vescovo di Andria

Mons. Giuseppe Di Donna è per la Diocesi di Andria, il Vescovo del Congresso mariano (1947), ma anche del Sinodo diocesano (1950); il cantore della SS. Trinità, al cui culto e devozione impegnò tutta la sua vita di sacerdote, di missionario e di Vescovo; l’innamorato dell’Eucaristia e della Madonna, sorgenti del suo impegno apostolico;

L’ardente evangelizzatore in terra di missione (Madagascar) e nei paesi della diocesi a lui affidata; l’asceta e mistico che si offre quale vittima di espiazione insieme al suo Signore mediante lo “sposalizio con la Croce” (26 marzo 1926, venerdì di passione primo giorno di nuova vita); l’infaticabile promotore di opere sociali a favore delle classi più bisognose e modello di carità eroica; il solerte Pastore preoccupato della formazione spirituale del suo clero e convinto assertore della necessità dell’apostolato dei laici nel campo religioso ma anche in quello sociale e politico.

Nato a Rutigliano (Bari) il 23 agosto 1901, a 11 anni entrò nell’Ordine Trinitario; nel 1916 fu inviato a Livorno per il noviziato, quindi a Roma per lo studio della filosofia e della teologia presso il Collegio S. Crisogono, frequentando contemporaneamente l’Università Gregoriana.

Il 18 maggio 1924 fu ordinato sacerdote, coronando un sogno coltivato da ragazzo. Affascinato dall’ideale missionario, il 4 giugno 1926 con altri quattro membri dell’Ordine Trinitario partì da Roma per il Madagascar, con destinazione Miarinarivo. Intensa fu l’attività apostolica in quel lontano lembo di terra africana, ricca di opere religiose e civili a favore della popolazione malgascia.

Era suo vivo desiderio rimanere in Africa e ivi concludere la sua vita come missionario, allorché nel 1939 Pio XII lo nominò Vescovo di Andria. Ordinato a Roma 1131 marzo 1940, fece il suo ingresso in diocesi il 5 maggio successivo. Il governo pastorale di mons. Di Donna durò dodici anni, conclusosi con la morte prematura il 2 gennaio 1952 per una neoplasia polmonare. I funerali si rivelarono un’apoteosi e il popolo cristiano lo pregò subito come “santo”.

Non solo i fedeli avvertirono lo straordinario spessore spirituale di mons. Di Donna, ma anche i Vescovi pugliesi, che in una petizione rivolta a Giovanni Paolo li resero questa commossa testimonianza: «Il profilo spirituale del missionario Vescovo Di Donna può essere compendiato in due caratteristiche salienti e complementari: una profonda vita spirituale, improntata alla fede e devozione verso la SS. Trinità, secondo il carisma dell’Ordine; ed una autentica carità pastorale».