Omelia II Domenica di Quaresima anno A

05-03-2023

Letture:
Gen 12,1-4
Sal 32
2Tm 1,8b-10
Mt 17,1-9

La Parola di Dio di questa seconda domenica di Quaresima ci invita innanzitutto a ripercorrere l’esperienza di Abramo. La prima lettura infatti ci ha presentato la storia di quest’uomo che, ad un’età abbastanza avanzata, senza figli, viene raggiunto dalla chiamata di Dio: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre e va verso il paese che io ti indicherò”. Una promessa, nulla di preciso, però l’ordine è chiaro: “Vai, mettiti in cammino!”, “allora, aggiunge il testo, Abramo partì”.

Dicevo, siamo invitati a rifare anche noi l’esperienza di Abramo. Siamo tutti tentati di dire: “Io la mia fede l’ho raggiunta; sono un credente; cerco di fare del mio meglio” E invece no. La parola di Dio chiede anche a noi quello che è stato chiesto ad Abramo: rimettiti in cammino; non ti fermare; non pensare di aver raggiunto una posizione più o meno di stabilità. Il credente è un eterno nomade, è uno che cammina sempre, che riparte continuamente. La Quaresima che viviamo è un periodo particolarissimo nel quale davvero siamo invitati a ripartire, a ricominciare; siamo chiamati insomma dalla parola del Signore a rimetterci in discussione. E qui non si tratta di fare qualche peccato in meno, ma di fare una scelta radicale di giocarci tutta la vita sul Vangelo, costi quello che costi! Sì, seguire il Signore costa, non ci facciamo illusioni, costa fatica, costa sangue, ci mette in condizione di dover registrare molto spesso l’insuccesso, la caduta, la sconfitta, il peccato, la miseria, la fragilità… Da una parte c’è dunque il Signore che chiama e dall’altra parte ci siamo noi, pigri, talvolta indolenti, mai pronti a fare una scelta decisiva.

Il Vangelo di oggi poi è come la risposta di Dio alla nostra fatica nel seguire Gesù nel cammino arduo del vivere secondo il Vangelo. Gli apostoli erano proprio come siamo noi: seguivano Gesù perché gli piaceva ascoltare questo Maestro; era affascinante quando parlava, e tutti lo seguivano. Poi Lui faceva miracoli ed erano scene sempre belle da vedere. Certamente un po’ tutti avevano accarezzato l’idea che, seguendo Gesù, prima o poi si sistemavano, avrebbero raggiunto posizioni di potere, di successo, di prestigio. E invece un bel giorno Gesù comincia a parlare di croce, comincia a dire: “Chi vuol venire dietro di me, smetta di pensare a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”. E allora che i discepoli ebbero un momento di crisi, proprio come lo attraversiamo noi, quando ci accorgiamo che il Signore nella nostra vita passa e ci chiede conversioni coraggiose.

Ecco allora il racconto della Trasfigurazione che oggi ci è stato proposto. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta con sé sul monte. Il racconto è dettagliato, preciso: si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. E poi si udì una voce: “Questi è il Figlio mio prediletto. Ascoltatelo”. Insomma in un attimo i discepoli hanno visto il paradiso, hanno visto chi era quel Maestro che parlava di croce: era il Figlio di Dio! Gesù si trasfigura; per un attimo rivela, manifesta chiaramente la sua identità ai discepoli e, soprattutto, la voce del Padre proclama con solennità: “Questo è il mio Figlio prediletto. Ascoltatelo”.

Ascoltatelo! Quell’invito è per noi oggi: Ascoltiamo Gesù, non soltanto quando fa dei bei discorsi, ma anche quando parla di croce. Siamo in quaresima, ascoltiamo Gesù, prendiamo sul serio il suo messaggio e mettiamoci in cammino, come si è messo in cammino Abramo. Ecco, il Vangelo di oggi è la risposta di Dio ai cristiani perennemente in crisi, che non si decidono mai a seguire il Signore fino in fondo, anche nelle richieste più esigenti: vivere nell’amore, vivere per amore, fare gesti coraggiosi di perdono, vivere nella solidarietà, nel dono verso i fratelli più sfortunati: queste sono le esigenze, questa è la montagna su cui Gesù ci chiede di salire.

E non dimentichiamo che siamo qui, intorno all’altare, proprio per questo, per attingere forza alle sorgenti della grazia. Non veniamo a fare un atto dovuto, noi veniamo alla sorgente, perché sappiamo che da qui, da questo altare, da questa Parola ci viene riversata la grazia, l’amore, la forza…Dobbiamo uscire da questo incontro sempre con la consapevolezza che siamo più forti, perché abbiamo avuto il contatto vitale col Signore. “All’udire ciò, ci ha detto il racconto, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò…”.

Ecco, è proprio quello che Gesù sta facendo in questo momento per ciascuno di noi e lo farà poi ancor di più quando faremo la Comunione, cioè avremo proprio il contatto fisico con Lui. Allora Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Noi avvertiamo la nostra indegnità, la nostra fragilità, avvertiamo quanto siamo lontani da Lui, ma Lui passa, ci tocca con dolcezza e dice a noi queste parole stupende: “Alzatevi e non temete. A te che sei perennemente in crisi, che non ti decidi, che hai paura ad avventurarti a seguirmi dice oggi Gesù: alzati e non temere. Non avere paura! Vieni con me! Fidati!

Potremmo riassumere, allora, tutta la parola di Dio di questa domenica proprio in questo duplice invito: innanzitutto, “Ascoltatelo!”. E poi: “Alzati e non aver paura! Vieni con me!”.

Ascoltiamo Gesù e seguiamolo!