Omelia Rito di Ammissione tra i candidati all’Ordine del diaconato e del presbiterato di Gabriele Suriano

08-05-2026

Liturgia della parola del giorno:
At 15, 22-31; Sal.56; Gv 15, 12-17

 

Cari confratelli, carissimi fedeli di questa parrocchia che oggi ci accoglie, e soprattutto caro Gabriele.
Siamo convocati dallo Spirito in un giorno che profuma di Pasqua e di una speranza concreta. La Liturgia ci porta oggi nel clima del Cenacolo e nelle prime fatiche della Chiesa di Gerusalemme. È qui che troviamo le coordinate del cammino che tu, Gabriele, stai per intraprendere ufficialmente davanti a Dio e al suo popolo.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato la sintesi del primo grande discernimento della Chiesa che si trovava di fronte ad alcune decisioni importanti da prendere circa l’annuncio del Vangelo: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi”.
Gabriele, il passo che compi oggi ha la stessa natura. Non sei qui per firmare un “contratto privato” tra te e il Signore, ma perché la Chiesa — attraverso i tuoi educatori e questa comunità parrocchiale — ha riconosciuto in te i segni di una chiamata. L’Ammissione è questo: la Chiesa di Andria ti guarda e ti dice: “Ti riconosciamo come un dono, camminiamo insieme”. Come i messaggeri inviati ad Antiochia, non sei chiamato a portare te stesso o le tue idee, ma la gioia pura del Vangelo.
E il Vangelo di Giovanni ci consegna il cuore di tutto: “Non vi chiamo più servi, ma amici”.
Spesso sarai tentato di pensare al ministero come a una serie di compiti, a una carriera o a un ruolo sociale da difendere oppure ancora a sceglierti tu la comunità da servire e le modalità stesse del servizio. Ma Gesù oggi corregge questo sguardo: il ministero è anzitutto una questione di amicizia. Sei scelto perché sei amato, non perché sei il migliore. E per fare quello che Lui ti chiede e non quello che a te piace.
Ricordalo sempre: non sei tu ad aver scelto Lui tra le strade della nostra Andria; è Lui che ti ha cercato per farti diventare un confidente dei segreti del Suo cuore. Solo chi si sente amico di Dio può avere il coraggio di “dare la vita”, cioè di spendere il proprio tempo e le proprie energie senza calcolare il ritorno.
Tra poco ti porrò due domande. La prima riguarda la tua “preparazione”. Quando ti chiederò se vuoi portarla a termine, non pensare solo ai libri, agli esami o alla tesi. La preparazione di cui parla la Chiesa non è un accumulo di nozioni, ma la capacità di lasciarsi plasmare dalla Grazia del Signore che ti chiama.
Essere “pronti” non significa essere perfetti, ma essere duttili. Come l’argilla, devi lasciarti modellare dagli incontri, dalle fatiche e persino dalle ferite della vita pastorale. Ti è chiesto di diventare un “esperto in umanità”. Studia la teologia per trovare le parole capaci di consolare chi soffre, per saper entrare con discrezione nelle case di chi è solo, per dare voce a chi non ne ha. Ricorda sempre che se lo studio non ti rende più sensibile al dolore degli altri, è vano. Sii competente, perché il popolo di Dio merita guide preparate, ma resta umile. Siamo sempre esposti al rischio, diventando guide, di smettere di sentirci discepoli e smettere così di imparare dai piccoli. E allora diventiamo presto un ostacolo tra Dio e la gente.
La seconda domanda scava nella tua coscienza: “Vuoi impegnarti nella formazione spirituale?”. Qui si gioca la tua autenticità. Il rischio più grande per un futuro prete è scivolare nel “professionismo del sacro”. Ma la gente di Andria non ha bisogno di funzionari di ufficio o di manager del culto; ha sete di uomini che abbiano incontrato Dio.
Essere un “fedele ministro” significa che il tuo volto deve riflettere un’amicizia solida con il Signore. La gente deve intuire che tu parli con Qualcuno che ami. Questa trasparenza nasce nel segreto. Cerca perciò il silenzio davanti al Tabernacolo. Se saprai stare in ginocchio davanti all’Eucaristia, avrai la forza di stare in piedi davanti alle sfide del mondo. Solo attingendo a quella Sorgente saprai spezzare il pane della Parola senza ridurlo a retorica, e il pane della Carità senza ridurlo a semplice assistenza sociale.
Tu provieni da una comunità che onora Maria come l’Addolorata alle Croci. Non è un caso. Maria ai piedi della Croce è la donna del “Sì” pronunciato anche nel buio, la donna che sa stare dove c’è bisogno di una carezza.
E poi, oggi, 8 maggio, mentre la Chiesa supplica la Regina di Pompei per la pace, noi affidiamo a Lei il tuo cammino. Possa tu avere sempre un cuore saldo, come abbiamo cantato nel Salmo.
Gabriele, la Chiesa di Andria ti vuole bene e prega per te. Vai avanti con fiducia: Colui che ha iniziato in te quest’opera buona, la porterà a compimento.

Amen.