La domenica che stiamo celebrando è dedicata alla solennità del corpo e sangue del Signore, il mistero dell’Eucaristia, quel mistero che è il cuore pulsante della Chiesa. Il cuore è l’organo da cui si promana tutta la vitalità del corpo, infatti quando una persona muore il segnale chiaro, inequivocabile che si percepisce subito è quello che il cuore smette di battere. L’Eucaristia è il cuore della vita della Chiesa, è il cuore della vita di fede di ciascuno di noi.
Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano a fare, a riguardo riflessioni attente ed appropriate Nella prima lettura, tratta dal Libro del Deuteronomio è Mosè che parla al popolo e dice una cosa molto importante, i suoi inviti si riassumono in due parole: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore ti ha fatto percorrere”, e poi, poco più avanti, dice: “Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto”. Ricordati e non dimenticare: l’invito è chiaro ed è quello di non dimenticare la presenza, la centralità di Dio e di Gesù Cristo, nella nostra vita. A volte succede proprio questo: noi accusiamo degli strani vuoti di memoria e ce ne usciamo con le parole: “Ma non l’ho fatto apposta. Non c’ho pensato. Non mi sono ricordato”. Qualche giorno fa, parlando con un ragazzino che doveva fare la cresima diceva: “Io la domenica non vengo”. “Come mai?”, gli ho chiesto. “Me ne dimentico”. Allora gli ho domandato: “Ti dimentichi di mangiare?”. Mi ha sorriso e io ho continuato: “Come si può dimenticare l’incontro con Gesù?”. Se uno lo dimentica vuol dire che non lo considera importante. Le cose importanti non si dimenticano. D’estate poi, le chiese le potremmo tranquillamente chiudere, perché non c’è tempo per andare ad incontrare il Signore, bisogna andare al mare, bisogna andare in giro. Non penso di sbagliare se dico che con un po’ di fede si riesce a non fare digiuno eucaristico per tanto tempo. È questione di fede, certo!
Allora subito una domanda: ma quali sono le cose importanti per noi? La nostra fede spesso è come addormentata, è nascosta e piano, piano rischia di smarrirsi e un bel giorno ci accorgiamo di aver perso la fede. La fede non è come un fazzoletto che si perde; se si perde, vuol dire che non la consideriamo importante, se si perde, vuol dire che non l’abbiamo mai avuta. Allora ecco quanto è opportuno questa parola della prima lettura: ricordati, non dimenticare. Non a caso, tra tutti i comandamenti, ce n’è uno solo che comincia con questo verbo, il terzo: ricordati di santificare le feste. La domenica è il giorno del Signore; per molti è il giorno del weekend, è il giorno della passeggiata, il giorno delle belle dormite, il giorno delle partite, il giorno di tutte le attività possibili e immaginabili, ma questo è un furto che è stato fatto, la domenica è il giorno del Signore e molti se ne sono appropriati, l’hanno rubato; la domenica è il giorno del Signore; se nella vita del cristiano la domenica è davvero un giorno bello e importante, è tutta la settimana che si disegna, si costruisce, si abbellisce intorno alla domenica.
Poi nel Vangelo abbiamo la bella pagina in cui san Giovanni riferisce il discorso che Gesù fece a Cafarnao. Il giorno prima aveva fatto la moltiplicazione dei pani, la gente è felice e Gesù prende spunto da quel miracolo per dire: “Sì, il miracolo c’è stato, vi siate saziati, ma non è quella la cosa importante. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno. Il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo”. Il linguaggio di Gesù è duro, è crudo, tanto è vero che i giudei si meravigliavano e si chiedevano: “Ma come può costui darci se stesso da mangiare! Ma che sta dicendo?”. E Gesù che insiste: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, non avrete in voi la vita”, come in un’altra occasione che disse: “Senza di me non potete far nulla”. E noi dobbiamo ammettere che davvero senza di Lui non andiamo da nessuna parte, la nostra vita perde colore, perde sapore, è di un grigiore insopportabile, spaventoso; senza di Lui la vita è brutta, è triste, è amara; senza di Lui le sofferenze sono insopportabili, senza di Lui i problemi sono insuperabili, senza di lui diventiamo sempre più cattivi. E Gesù si è fatto pane non per essere portato in processione, come faremo tra poco, ma per essere “mangiato”! Dimenticare questo vuol dire snaturare il senso della stessa processione.
Ecco il valore dell’Eucaristia, di questo pane che puntualmente o ce ne sono tre o ce ne sono trenta o ce ne sono tremila persone intorno all’altare, ogni domenica Lui è lì, come se ci dice: “Voi non venite ma io vengo lo stesso. Voi non sapete quello che vi perdete!”. È proprio così! Noi non sappiamo quello che ci perdiamo quando siamo lontani da Lui, salvo poi ad accorgercene quando nei momenti di emergenza, nei momenti particolarmente duri, corriamo da Gesù perché sappiamo che non abbiamo proprio dove andare, è l’ultima spiaggia, l’ultimo punto di appoggio per non affogare nel mare dell’insignificanza. Che il Signore ci aiuti a ricordare, a non dimenticare, a vivere sempre desiderando e nutrendoci di questo pane che è Gesù stesso.






