Omelia XXV Domenica del tempo ordinario

19-09-2021

OMELIA
XXV Domenica del tempo ordinario
Festa dei Santi Patroni Madonna dei Miracoli e San Riccardo
Andria, 19 settembre 2021
Letture:
Sap 2,12.17-20
Sal 53
Gc 3,16 – 4, 3
Mc 9,30-37

Siamo riuniti, fratelli e sorelle carissimi, per celebrare la santa Eucaristia nella festa del Patrocinio dei nostri Santi Patroni: La Madonna dei Miracoli e il Vescovo san Riccardo. E sono proprio i nostri santi Patroni che ci offrono una pagina del Vangelo davvero tanto impegnativa, che ci permette di continuare la riflessione che già facevamo domenica scorsa. Gesù è in cammino verso Gerusalemme e torna a dire ai suoi: “Il Figlio dell’uomo sta andando a Gerusalemme e lì sarà ucciso”, riprende cioè di nuovo quel discorso che, come abbiamo ascoltato domenica, aveva fatto ribellare Pietro. Il brano di oggi ci ha detto: “Ma essi – i discepoli – non comprendevano quelle parole, però tacevano perché avevano paura di chiedergli spiegazioni”. Ecco dunque Gesù continua la sua catechesi ai discepoli sul senso della croce e i discepoli che non capiscono questo discorso o non lo vogliono capire.

Allora come oggi, i discepoli di duemila anni fa e noi, discepoli di Gesù di oggi, di fronte al discorso della croce abbiamo in fondo sempre le stesse reazioni: noi la croce non la vogliamo, ci piace tenerla in fondo ad una Chiesa, se poi è pregevole o preziosa dal punto di vista storico o artistico, tanto meglio; ci piace portarla appesa al collo, d’oro magari, ci piace baciarla, ci piace pregarci davanti, ma non la vogliamo per noi; tutte le volte che la croce solo ci sfiora, immediatamente c’è una reazione di fastidio, di vera e propria ribellione.

Gesù diceva, invece, che Lui andava in croce e quindi anche i discepoli dovevano tenersi pronti perché, aveva detto in un’altra occasione: “Hanno perseguitato me e perseguiteranno anche voi!”. Non vi fate illusioni, ci dice oggi Gesù, non vi mando nel mondo a raccogliere applausi e complimenti, io vi mando ad annunciare l’amore con le parole e con la testimonianza di vita. E sappiate che questo annuncio vi costerà la vita, vi perseguiteranno perché – ce lo ha ricordato anche la prima lettura, tratta dal Libro della Sapienza – il giusto viene sempre perseguitato.

In un mondo in cui trionfa il peccato, la violenza, l’egoismo, l’arrivismo, la competizione esasperata ed esasperante, in un mondo fatto così chi vuole essere giusto, chi vuole essere onesto fino al centesimo, chi vuole vivere in modo autentico l’amore secondo il Vangelo, paga. La prima lettura con una saggezza infinita, ci ha ricordato i discorsi degli empi che perseguitano il giusto perché li rimprovera con il suo comportamento. In un ambiente di immoralità diffusa, se tu vuoi fare la persona per bene, non te lo permettono, non te lo perdonano e allora cominciano a diffondere calunnie, ti fanno del male perché nessuno vuole essere messo in faccia il proprio peccato, il proprio cattivo comportamento, perché i cattivi sono sempre gli altri!

Dunque i discepoli, dice il Vangelo, non comprendevano questo discorso. Chiediamoci: Ma noi, dopo duemila anni, l’abbiamo capito? Non penso, facciamo fatica a capire questo discorso di croce, noi amiamo molto una religiosità che è fatta più di un volerci sentire protetti, rassicurati, aiutati, ma una religione che ci scuote e ci impegna nella vita ci piace molto meno. Allora Gesù si accorge che i suoi discepoli non lo hanno capito, però si accorge pure di un’altra cosa: che, mentre Lui faceva questi discorsi seri, i suoi discepoli erano impegnati in una discussione tra loro e quindi non l’avevano ascoltato proprio. Quando rientrarono in casa, Gesù domandò: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?” e, ancora una volta, essi tacevano. La prima volta, quando Gesù parlò di croce, tacevano perché non capivano, e avevano paura a chiedere spiegazioni. Ma questa volta tacciono perché si vergognano; lungo la via, infatti, erano stati a discutere, su chi di loro fosse il più grande. Che brutta figura i discepoli oggi! Noi ce li immaginiamo come persone sante che seguono Gesù, che hanno fatto ormai le loro scelte di vita. Proprio per niente! I discepoli, mentre Gesù faceva dei discorsi così alti, stavano lì a litigare su chi di loro era il più grande, cioè c’era una certa competizione tra loro. Litigavano i discepoli di Gesù. E perché oggi non succede la stessa cosa? Noi, i discepoli di Gesù, non litighiamo? Non è forse vero che la nostra è una vita fin troppo litigiosa? Si litiga dappertutto, i discepoli di Cristo litigano perché anche loro si fanno tentare dal desiderio di essere più grandi gli uni degli altri, dall’ambizione, dalla competizione esasperata, da questo accanimento a raggiungere posti migliori rispetto ad altri. Allora anche noi dovremmo provare un po’ di quella vergogna degli apostoli, i quali, quando Gesù diceva: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”, tacevano per vergogna.

Anche noi dovremmo tacere di fronte alla parola di Dio, dovremmo tacere e riflettere per capire come noi, discepoli di oggi, continuiamo a non seguire Gesù, continuiamo apparentemente a dirci cristiani, ma poi, concretamente, a fare come fanno tutti gli altri, cioè a scannarci per un posto migliore, a scannarci per i soldi. Quante volte nelle nostre comunità nelle nostre famiglie si litiga proprio perché c’è l’eterna competizione a chi è più grande!

Ci vogliamo augurare, carissimi, che questa vergogna si possa mutare in conversione. Ed è questa la grazia che dobbiamo chiedere oggi al Signore, affidandola alla intercessione della nostra cara Madre dei Miracoli e del vescovo san Riccardo. Adesso siamo qui, intorno all’altare del Signore, e proviamo a vergognarci un po’ tutti per tutte le volte che, invece di seguire Cristo sulla via del dono, dell’amore e dunque del sacrificio e della croce, abbiamo preferito litigare tra di noi per cercare posti migliori. I nostri santi protettori chiedano per noi alla bontà di Dio il dono di una santa vergogna che ci porti a invocare il perdono del Signore e soprattutto a convertirci, a cambiare strada, a cambiare stile di vita, per essere significativi nella testimonianza che siamo chiamati a dare nel mondo.