Omelia
Solennità di San Riccardo, Vescovo e Patrono della Diocesi
Istituzione dei Ministeri laicali
Andria, Chiesa Cattedrale, 9 giugno 2026
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Carissimi fratelli e sorelle,
Anche quest’anno, come Chiesa diocesana, ci ritroviamo in festa oggi, 9 giugno, per onorare il nostro santo Patrono, il vescovo san Riccardo. I dati storici in nostro possesso testimoniano che questo santo Pastore resse la diocesi di Andria per almeno un quarantennio. Durante la sua lunga permanenza sulla cattedra episcopale, egli operò instancabilmente per «risanare i costumi» di una parte del clero del tempo, segnato dalle piaghe della simonia e del nicolaismo, duramente condannate nei Concili Lateranensi del 1139 e del 1179.
Ma la sua attività apostolica si concentrò particolarmente nel «ricristianizzare» il popolo andriese. Questa è un’opera a cui siamo chiamati anche noi, oggi. Certo, contiamo su una tradizione cristiana secolare e ben solida, ma non possiamo nasconderci che l’opera di evangelizzazione va rinnovata sempre e non va mai data per scontata. Il rischio incombente è che il nostro sia un cristianesimo di tradizione più che di convinzione, come ci ha ricordato, proprio in questi giorni, il Santo Padre Leone XIV. È bello, inoltre, ricordare che san Riccardo ha guidato la nostra Chiesa in un tempo in cui la Chiesa d’Occidente era ancora unita e indivisa, ben prima delle fratture della Riforma protestante.
La Parola di Dio che oggi ci è stata donata disegna con indiscutibile chiarezza la figura del pastore. Nella prima lettura, il profeta Ezechiele annuncia che il Dio di Israele verrà lui stesso a radunare, guidare e aver cura dell’umanità, come un pastore premuroso e attento a ciascuno, superando le infedeltà dei pastori umani del tempo. Gesù, nella pagina evangelica di Giovanni, dichiara in prima persona di essere la realizzazione concreta e storica di quella promessa. In Gesù risorto noi godiamo della presenza eterna del Dio che salva, il quale, attraverso il ministero dei pastori della Chiesa, continua a prendersi cura di ogni uomo.
E allora, vorrei innanzitutto rivolgermi a noi, cari Confratelli che nel ministero ordinato siamo costituiti immagine viva del divino Pastore. Ricordiamo sempre che noi non siamo i “proprietari” di questo popolo: l’unico ed eterno Pastore resta solo Lui, Gesù Cristo, perché Lui solo ha dato la vita per le sue pecore. Il nostro compito – che san Riccardo ha vissuto in modo eccelso – è essere la voce, le mani e il cuore di Gesù risorto che batte d’amore per gli uomini del nostro tempo. Sostenuti dalla sua intercessione, dobbiamo metterci al servizio di questo popolo, per dare a tutti la possibilità di incontrare la grazia salvatrice di Cristo.
Pensiamoci un momento: il Vescovo Riccardo proveniva dalla lontana Inghilterra ed esercitò il ministero in una terra distante dalla sua per cultura e lingua. Eppure, nella fedeltà al Vangelo, la sua azione rifulse come una riproposizione così forte e viva di Gesù Pastore da incidersi nella carne della nostra storia, attraversando i secoli per giungere intatta fino a noi. Un segno bellissimo di questa devozione è il fatto che in tantissime famiglie andriesi è ancora vivo l’uso di dare il suo nome ai piccoli che vengono al mondo. Con gioia, amministrando le Cresime in questo periodo, incontro tantissimi ragazzi che portano il nome del nostro Santo. Esorto le giovani famiglie a non interrompere questa bella e santa tradizione: ad Andria non c’è casa che non abbia qualcuno che porti con orgoglio il nome di Riccardo.
Tuttavia, il nostro non deve essere un ricordo sterile, ma una memoria viva e gioiosa, da cui attingere ogni anno un rinnovato slancio missionario. Non dimentichiamo che se san Riccardo arrivò nelle nostre terre, fu proprio per l’obbedienza filiale a Papa Adriano IV, che lo spinse a lasciare la sua patria per venire a rievangelizzare la nostra comunità.
Invito tutti, a cominciare dai presbiteri e dai diaconi, a riscoprire questa dimensione missionaria. Non possiamo accontentarci di spendere le nostre energie solo all’interno del nostro “sacro recinto”, tra le persone che già frequentano le nostre parrocchie. E rinnovo l’invito, come ci suggeriscono i passi del cammino sinodale, a coltivare una particolare attenzione verso le giovani generazioni. Ci apprestiamo a vivere l’esperienza esaltante dell’Oratorio estivo: facciamo in modo che questi giorni traccino la mappa della nostra cura verso i più giovani per tutto l’anno. Devo purtroppo constatare che in molti appuntamenti diocesani i giovani sono assenti. Dobbiamo lasciarci interrogare da questo dato con spirito di coraggiosa autocritica. Le giovani generazioni, fortemente ferite dagli anni della pandemia, talvolta rischiano di perdere le radici della fede, camminando verso un futuro incerto, prigioniere delle mode, delle paure e delle dipendenze di questo tempo.
Proprio per continuare ad ascoltare la storia e mantenere vivo l’impegno sul territorio, lo sguardo si orienta già al nuovo anno pastorale. Con la prossima Lettera pastorale daremo compimento a una “trilogia”: siamo partiti dall’anno giubilare, in cui abbiamo cercato di camminare insieme; abbiamo poi vissuto l’anno trascorso con l’obiettivo di costruire insieme la comunità; ora, il nuovo anno ci chiede, a imitazione di san Riccardo, di dedicare la nostra vita a vivere e testimoniare il Vangelo nel nostro oggi.
In questa felice circostanza, come è consuetudine da qualche anno, la nostra Chiesa conferisce i Ministeri laicali ad alcuni fratelli e sorelle provenienti da diverse parrocchie, per servire meglio il popolo di Dio. Vorrei esortarvi con forza a interpretare questi ministeri per quello che sono: servizi da svolgere con generosità, dedizione e nel nascondimento. Il vostro modello supremo sia la Vergine Maria, che all’Angelo rispose semplicemente: «Eccomi, sono la serva del Signore», e nel Magnificat esultò perché il Signore aveva guardato «l’umiltà della sua serva».
Ricordate sempre, carissimi ministri: i servizi nella Chiesa non si cercano per ambizione, né si scelgono solo nella misura in cui ci fanno sentire importanti. Siamo scelti e chiamati per servire, e dobbiamo farlo senza mai inorgoglirci, in fedeltà e umiltà. Ricordiamo le parole di Gesù: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». Nessuno, dunque, interpreti questi ministeri come una “promozione in carriera”, ma li viva come un dono di umiltà e slancio missionario.
Infine, rivolgo un pensiero augurale al nostro giovane seminarista Salvatore Vurchio che, ricevendo il ministero del Lettorato, compie un passo significativo verso il Presbiterato. Egli sta crescendo nel suo percorso formativo presso il Seminario Regionale di Molfetta, e oggi è qui circondato dall’affetto dei suoi compagni di cammino e dei formatori che lo accompagnano.
E ora, prima di istituire questi nostri fratelli e sorelle nei loro ministeri e di accostarci alla mensa eucaristica, invochiamo insieme il Signore:
O Dio, che nel santo vescovo Riccardo ci hai donato un pastore instancabile, capace di lasciare la propria terra per farsi servo del tuo Vangelo tra noi, guarda con amore a questa Chiesa di Andria in festa.
Ti preghiamo per questi fratelli e sorelle che oggi ricevono i ministeri laicali: sull’esempio e per l’intercessione di san Riccardo, rivestili di umiltà sincera, accendi in loro uno slancio generoso e rendili capaci di un servizio nascosto e fecondo. Fa’ che non cerchino i primi posti, ma la gioia di servire Cristo nei fratelli, diventando nella nostra diocesi lievito di comunione e testimoni audaci della tua Parola.
Sostieni noi tutti, pastori e fedeli, perché uniti nell’unica missione possiamo camminare insieme verso il futuro, custodendo le radici della nostra fede.
Amen






