Messa della Vigilia
Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
Omelia per il 60° anniversario di ordinazione presbiterale
di Don Raffaele Biancolillo
Canosa di Puglia, Parrocchia San Francesco e Biagio – 28 giugno 2026
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Carissimi fratelli e sorelle, caro don Raffaele,
Ci ritroviamo stasera in questa splendida cornice della Parrocchia dei Santi Francesco e Biagio, alla vigilia della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Ma stasera, la nostra liturgia si arricchisce di un profondo rendimento di grazie: celebriamo i 60 anni di ordinazione presbiterale di don Raffaele.
Sessant’anni fa, il 29 giugno 1966, per l’imposizione delle mani di Mons. Francesco Brustia, la vita di don Raffaele veniva consacrata per sempre al servizio di Cristo e della Chiesa. Da quel giorno, la sua storia si è legata indissolubilmente a questa terra di Canosa di Puglia. C’è un filo d’oro che unisce la vocazione dei pilastri della Chiesa, Pietro e Paolo, alla fedeltà quotidiana e silenziosa del ministero di don Raffaele.
La prima lettura ci porta alla porta del tempio, dove Pietro e Giovanni incontrano un uomo storpio fin dalla nascita. Quell’uomo chiede un’elemosina materiale, ma Pietro gli offre qualcosa di infinitamente più grande: “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!”.
Questo è il cuore del ministero sacerdotale. Il sacerdote non è un amministratore di beni terreni, ma un dispensatore della grazia divina.
Caro don Raffaele, in questi 60 anni, quante volte, avvicinandoti alle ferite spirituali e materiali della comunità di Canosa, hai ripetuto questo gesto di Pietro?
Dai primi passi come Vicario parrocchiale nella Concattedrale di San Sabino, poi come Parroco della Parrocchia Beata Vergine del Carmelo (1973) e a Santa Teresa del Bambino Gesù (1989), fino agli anni intensi spesi qui, a San Francesco e Biagio (dal 2001 al 2016).
La tua missione è stata sempre quella di prendere per mano il popolo di Dio, di aiutarlo ad alzarsi nel nome di Gesù. Anche nel tuo servizio pastorale più sociale, come Presidente della Fondazione “Paolo e Lucia Pastore” o come Delegato per le Confraternite in amministrazione diocesana, lo scopo è sempre stato lo stesso: custodire la dignità dell’uomo e ravvivare la fede del popolo.
Nella seconda lettura, l’Apostolo Paolo difende l’origine del suo Vangelo, ricordandoci che la vocazione non viene dagli uomini, ma da una rivelazione di Gesù Cristo. Paolo dice: “Dio mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia”.
Ogni anniversario sacerdotale, specialmente un traguardo così venerando come il 60° anno, ci ricorda che il sacerdozio è un mistero di elezione e di grazia. Non siamo noi a scegliere, è Lui che ci sceglie. Guardando indietro al 1966, don Raffaele può fare sue le parole di Paolo. Attraverso le diverse stagioni della vita, i mutamenti storici e sociali di Canosa, l’unica costante è stata la fedeltà a quel Vangelo che ti è stato consegnato. Hai servito generazioni di canosini, battezzando i figli, sposando i giovani, accompagnando gli anziani, sempre annunciando non te stesso, ma il Cristo che ha trasformato la tua vita.
Il brano evangelico di Giovanni ci porta sulla riva del lago di Tiberiade. Gesù risorto rivolge a Pietro la domanda fondamentale, l’unica che conta davvero per un pastore: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. E alla risposta di Pietro, Gesù affida il mandato: “Pasci i miei agnelli… pasci le mie pecore”.
Questa domanda risuona stasera per te, caro don Raffaele. Gesù non ha chiesto a Pietro grandi strategie di marketing o successi umani; gli ha chiesto amore. Il sacerdozio non è una carriera, è una storia d’amore con Cristo e con la Chiesa.
Per sessant’anni hai risposto: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo”. E la prova di questo amore è stata la tua disponibilità a “pascere il gregge” ovunque il Vescovo ti abbia inviato, consumando la tua vita per le anime che ti sono state affidate in questa amata città di Canosa.
Infine, il Vangelo si chiude con una parola esigente, ma bellissima: “Seguimi”. È un invito che non scade mai. Anche oggi, nel tempo della maturità e della preghiera, il Signore continua a dirti: “Don Raffaele, seguimi”. Il tuo ministero oggi continua ad essere fecondo attraverso la preghiera, l’offerta e la sapienza che offri alla nostra Diocesi di Andria.
E ora, fratelli e sorelle, stringendoci attorno a don Raffaele con affetto filiale, facciamo nostra questa intenzione e trasformiamola in preghiera:
Signore Gesù, Pastore buono, noi ti ringraziamo stasera per il dono della vita e del ministero di don Raffaele, interamente spesi per il tuo Regno e per il bene di questa comunità di Canosa.
Ti preghiamo: per la materna intercessione della Beata Vergine del Carmelo, di Santa Teresa di Gesù Bambino, dei Santi Francesco e Biagio e dei santi apostoli Pietro e Paolo, continua a custodirlo e a colmarlo della tua gioia.
Tu che hai iniziato in lui questa opera buona, ben sessant’anni fa, falla avanzare ogni giorno con la forza del tuo Spirito e portala a compimento fino al giorno della tua venuta. Amen






