Omelia 50° di Ordinazione di don Savino Lambo

10-10-2026

Omelia
XXVIII Domenica del tempo ordinario
50° di Ordinazione Presbiterale di Don Sabino Lambo
Andria, Parrocchia Sacre Stimmate, 10 ottobre 2026

Is 25, 6-10a
Sal 22
Fil 4, 12-14. 19-20
Mt 22, 1-14

Cari fratelli e sorelle, caro don Sabino,
riunirsi attorno alla mensa dell’Eucaristia è sempre motivo di grazia, ma stasera la nostra gioia si fa ancora più viva e riconoscente. Come Chiesa diocesana, insieme a questa comunità e alle tante persone che negli anni hanno incrociato la tua strada, ci stringiamo a te per rendere grazie al Signore per i tuoi 50 anni di ministero presbiterale.
Mezzo secolo fa — era il 10 ottobre 1976 — nella nostra Cattedrale di Andria, Mons. Giuseppe Lanave ti imponeva le mani e ti consacrava presbitero. Da quel giorno, il Signore ha guidato i tuoi passi lungo le vie della nostra Diocesi, affidandoti volti, storie, gioie e sofferenze.
E non è un caso che la Parola di Dio che la liturgia ci regala oggi parli proprio di un invito a nozze.
Nel profeta Isaia abbiamo ascoltato la promessa di Dio: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli un banchetto di grasse vivande». Nel Vangelo, Gesù ci mostra il Re che manda i suoi servi lungo i crocevia delle strade con un preciso mandato: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze».
Caro don Sabino, la vita di un presbitero non è altro che questo: l’esistenza di un servo inviato a diffondere l’invito del Re. Per cinquant’anni sei stato un tramite attraverso cui la voce del Signore ha detto a tanti uomini e donne: “Venite, la festa è pronta, c’è un posto per te alla mensa dell’amore di Dio”.
Lo hai fatto partendo dai primi passi a San Giuseppe Artigiano, per poi spendere anni preziosi di slancio pastorale a Canosa, nella parrocchia di San Giovanni Battista (allora San Giovanni al Piano), prima come Vicario e dal 1988 come Parroco. Lì hai imparato a conoscere il cuore della gente, ad accompagnare famiglie, giovani, educatori e maestri attraverso il servizio nell’AIMC, seminando con pazienza e dedizione.
C’è però un luogo, nella tua storia sacerdotale, dove l’invito al “banchetto del Signore” ha assunto un volto particolarmente intimo e delicato: l’Ospedale Civile di Andria. Per oltre vent’anni, dal 2000 al 2021 — e ancora oggi come collaboratore — il tuo altare si è spesso spostato lungo i corridoi e le corsie della sofferenza.
Se c’è un momento in cui l’uomo si sente smarrito e “senza abito nuziale”, è il tempo della malattia. Lì, come Cappellano, ti sei fatto presenza discreta del Buon Pastore. Hai portato l’Eucaristia, l’Olio Santo, ma soprattutto una parola di conforto, uno sguardo sereno, una benedizione a chi lottava tra la vita e la speranza. Hai incarnato quelle parole di Isaia: «Il Signore Dio asciugherà le lacrime su tutti i volti».
E questo servizio ha trovato un legame naturale anche nel tuo impegno liturgico, quando nel 1999 hai guidato la Commissione Liturgica Diocesana e poi dal 2004 come Canonico della nostra Cattedrale: la cura per la bellezza della liturgia non è mai fine a se stessa, ma serve a far risplendere la dignità di ogni celebrazione, sia essa sotto le volte della Cattedrale o accanto a un letto d’ospedale.
Il Vangelo di oggi si chiude con un dettaglio che a prima vista può sembrare severo: l’uomo che entra alla festa senza l’abito nuziale. L’abito nuziale non è un merito, è la grazia accolta e custodita con fedeltà. È la veste della carità, della perseveranza, dell’umiltà.
Cinquant’anni di sacerdozio non sono un traguardo umano, ma la testimonianza che la fedeltà di Dio dura per sempre e sostiene la nostra fragilità. Caro don Sabino, l’abito che hai indossato il giorno della tua ordinazione per le mani di Mons. Lanave ti ha chiesto di rinnovare ogni giorno il tuo “Sì”, nelle stagioni di entusiasmo come in quelle del silenzio o della fatica.
Oggi la Chiesa di Andria ti dice grazie: grazie per il tuo ministero silenzioso e costante; grazie per la pazienza con cui continui a servire, dimostrando che non si va mai in pensione dal cuore di Cristo e dalla cura dei fratelli; grazie per la tua fraternità presbiterale.
Chiediamo alla Beata Vergine Maria, Madre dei sacerdoti, e San Francesco d’Assisi, Patrono di questa comunità parrocchiale, di custodirti sempre nella gioia e nella salute. Che tu possa continuare, giorno dopo giorno, a ripetere con il salmista: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me».
Buon anniversario, don Sabino. Il Signore ti benedica e ti renda sempre testimone radioso del Suo amore. Amen.