Omelia II Domenica dopo Natale

02-01-2022

Letture:
Sir 24,1-4.8-12
Sal 147
Ef 1,3-6.15-18
Gv 1,1-18

 

In questa seconda domenica natalizia la Parola di Dio ci chiede di riflettere ancora sul mistero del Verbo, della Parola di Dio fatta carne. E le letture di oggi, vogliono attirare la nostra attenzione su una riflessione un po’ più particolare e cioè Gesù viene presentato come la Sapienza del Padre, la sapienza incarnata.

In duemila anni di storia, il cristianesimo ha subito sempre il fascino di uno sconfinamento ideale. Cioè, molti hanno pensato che la visione cristiana del mondo sia un fatto troppo ideale, bello, bellissimo, ma irrealizzabile, troppo difficile, bello da contemplare, da ammirare, addirittura da sognare ma difficile e quasi impossibile da realizzare. Per cui molto spesso i cristiani vengono additati come degli idealisti, dei sognatori, della gente che vive fuori del mondo, gente che sostiene delle cose che non si possono fare, perché la vita, la realtà, la storia è un’altra cosa.

La parola di Dio di oggi, invece, ci vuole aiutare, come si dice, a tenere i piedi per terra e a considerare la nostra fede non come qualcosa di irrealizzabile, bella e impossibile! No, la nostra fede è bella ed è anche possibile. E perché è possibile? Proprio perché il Verbo di Dio, Lui per primo, la parola del Signore si è fatta carne, ha messo Lui i piedi per terra.

La verità è che noi tante volte nel predicare, nell’annunciare questa realtà siamo molto bravi però non siamo altrettanto bravi a testimoniarla; la diciamo, l’annunciamo, la predichiamo, a cominciare da noi, ministri del Vangelo, ma non la rendiamo visibile, credibile per cui c’è questa specie di divisione, di frattura tra le cose che diciamo e le cose che in effetti poi facciamo, tra le cose che annunciamo e la realtà che poi viviamo; annunciamo una verità bella ma noi, poi, con grande frequenza perdiamo il contatto della realtà e non ci accorgiamo di tutto ciò che facciamo di sbagliato nella realtà, perché quella, la realtà, è un’altra cosa.

Questo è dunque il punto fondamentale della riflessione di oggi: un richiamo alla concretezza della fede. Il Verbo di Dio – ci ha ripetuto il Vangelo di Giovanni – si è fatto carne. Dio si è fatto uomo nella concretezza ed è una concretezza che ha anche i segni della fragilità, della debolezza. Pensiamo a Gesù bambino nel presepio: sì, è vero, il presepio ci suscita tanta tenerezza, tanto sentimentalismo ma nel presepio vero, quello di Betlemme, c’era ben poco sentimentalismo, c’era solo tanto freddo, tanta povertà, tanto silenzio e nascondimento, altro che sentimentalismo… Il presepio vero era tutta un’altra cosa rispetto al nostro.

Quindi il Verbo di Dio si è fatto carne, realtà concreta, povertà estrema. E la povertà del presepio la ritroviamo nella povertà assoluta della croce dove Gesù, steso sulla croce, non aveva nemmeno uno straccio per coprirsi. Questo è Dio per noi. Allora più concreto di così, come poteva essere Dio?! E noi invece abbiamo l’abilità, quando parliamo di cose di fede, quando parliamo di Vangelo, di diventare idealisti: parliamo, preghiamo, cantiamo, facciamo riti a volte che accarezzano i nostri occhi però poi nella realtà concreta ci perdiamo, non riusciamo a coniugare, a congiungere la fede e la vita, sembrano due rette parallele che non si incontrano mai, vanno sempre insieme, una affianco all’altra e mai non si incrociano.

Invece noi non dobbiamo mai smettere di contemplare e accogliere questo mistero (per quello che si può!): questa è la sapienza di Dio. La parola sapienza, se ci fate caso, nella lingua italiana è parente con la parola sapore, cioè la sapienza di Dio è il sapore della vita, il gusto, il senso della vita, del vero. Ecco, Dio, venendo nel mondo, venendo in mezzo a noi, è venuto a rivelarci il gusto, il senso della vita. I libri, le scienze ci spiegano il come. Tutte le scienze umane, rispettabilissime, ognuna nel suo campo, ci spiegano il come va il mondo; la fede invece ci dice dove va il mondo (è diverso!), da dove viene il mondo. Viene da Dio e torna a Dio: questa è la nostra identità, questo è il nostro vero DNA.

Chi è l’uomo? Dice la Bibbia, al salmo 8: l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato. Questo siamo noi; siamo chiamati ad un destino altissimo però abbiamo il potere di non realizzarlo perché non ci crediamo abbastanza, perché siamo attratti da altre sapienze, da altri significati, da altre verità e perdiamo di vista la Verità centrale della nostra vita.

Chi è Gesù? Vi ricordate il Vangelo? Egli una volta disse: “Io sono la via, la verità e la vita”. Gesù è la verità dell’uomo. Se noi volgiamo scoprire chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, se noi vogliamo capire il senso della nostra vita, il senso della gioia e del dolore, il senso del nascere e del morire, il senso della sofferenza, il senso dell’amore, se noi volgiamo capire, il significato di tutto, abbiamo Lui, Egli è il Verbo che ci rivela la verità. Ma lo fa non venendo a fare solo il maestro, mettendosi sulla cattedra e parlare, parlare. No. Lui viene a manifestarla, a realizzarla, il Verbo si è fatto carne per cui noi, vedendo Lui, seguendolo passo, passo, ascoltando la sua parola, incontrando Lui faccia a faccia, occhi negli occhi, incontrandolo nell’intimità, entriamo nella verità del senso della nostra vita. E noi, su quella verità, modelliamo il nostro vivere, pian piano, con tutti gli sforzi di cui siamo capaci, con le nostre miserie e le nostre debolezze ma confidando sempre in Lui.

Il Verbo si è fatto carne. Dunque la parola di Dio di questa domenica ci chiede proprio di sconfiggere questa tentazione continua di rifugiarci in un comodo idealismo, ci sbatte con i piedi per terra e qualche volta anche con la faccia per terra per le nostre miserie e i nostri fallimenti e ci dice: “Di là devi partire; se non tocchi il fondo, non puoi risalire. Tocca il fondo con la consapevolezza di quello che sei: sei niente, meno di zero. Eppure Dio si è fatto come te per aiutarti e risalire e a raggiungere il tuo destino, la tua alta meta, la tua vetta, laddove tu diventi quello che sei: un figlio di Dio, l’immagine del Signore”.