Saluto a S.E. Mons. Domenico Basile Domenica della Divina Misericordia

12-04-2026

Caro don Mimmo, caro Fratello nell’Episcopato,

solo poche ore ci separano dal momento in cui, al Palazzetto dello Sport, le mie mani e quelle dei confratelli Vescovi si sono posate sul tuo capo. Ieri eri il mio primo collaboratore, il mio Vicario Generale, il braccio destro nel governo di questa nostra amata Chiesa di Andria. Oggi ti accogliamo in questa Cattedrale — che è la tua casa — con la dignità dei Successori degli Apostoli.

Non è un caso che la tua prima Messa da Vescovo qui ad Andria avvenga nella Domenica della Divina Misericordia. Come abbiamo detto ieri, la Misericordia non è un’idea astratta, ma è un volto. Per anni, in questa Diocesi, il tuo servizio è stato un volto concreto di questa vicinanza. Ora, quel “sequestro” dello Spirito Santo di cui parlavamo nell’ordinazione ti chiama a portare questa stessa tenerezza alla Chiesa di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

Questa Cattedrale, che custodisce le reliquie di San Riccardo, ti ha visto sacerdote, educatore e pastore. Se ieri ti ho consegnato idealmente il bastone di San Riccardo e la bisaccia di San Corrado, oggi, in questo saluto, vorrei consegnarti il cuore della nostra gente. Andria ti ha generato alla fede; portane con te la tempra, la capacità di soffrire e di sperare, quella carità operosa che non ha bisogno di palcoscenici.

In questa Chiesa Madre siamo all’ombra della Sacra Spina, la reliquia preziosa che questa città custodisce con venerazione secolare. Ieri nell’omelia parlavamo delle piaghe del Risorto: don Mimmo, tu sei cresciuto accanto a questo segno della Passione che, per noi, è sempre diventato annuncio di Risurrezione e di miracolo. Porta con te, nel tuo nuovo ministero, la spiritualità di questa Spina: ricorda che non c’è regalità episcopale che non passi attraverso la condivisione delle ferite del tuo popolo. Come la Sacra Spina ha parlato al cuore degli andriesi nei momenti di prova, così la tua parola sia una spina che punge le coscienze intorpidite e un balsamo che lenisce le sofferenze dei più poveri.

Don Mimmo, il distacco del Vicario dal suo Vescovo è sempre un sacrificio per la diocesi di origine, ma è un sacrificio che facciamo con il sorriso, perché sappiamo che il dono che Dio ci ha fatto in te ora appartiene a tutta la Chiesa. Come ci ha ricordato il Papa nel messaggio che abbiamo meditato ieri, sii uomo di pace e di dialogo. Le porte di questa Cattedrale resteranno per te sempre aperte, ma il tuo sguardo ora deve puntare al mare di Molfetta, con la stessa audacia di don Tonino Bello.

Vai, caro don Mimmo. Prendi il largo. La Chiesa di Andria non ti perde: ti “esporta” come il suo frutto più bello. Sotto lo sguardo della Madonna dei Miracoli, cammina con gioia. Noi restiamo qui, a pregare per te, orgogliosi di chiamarti — ora e per sempre — Fratello.