Omelia
Ingresso e inizio del ministero del nuovo Parroco
Don Giuseppe Ieva, SDB
Andria, Parrocchia della Beata Vergine Immacolata, 12 ottobre 2026
Gal 4,22-24.26-27.31
Sal 112
Lc 11, 29-32
Carissimi fratelli e sorelle, cari confratelli sacerdoti salesiani e caro don Giuseppe,
è per me grande gioia presiedere questa Celebrazione Eucaristica nel cuore della comunità della Beata Vergine Immacolata. Oggi non celebriamo una semplice formalità o una coincidenza organizzativa: celebriamo la fedeltà di Dio che non lascia mai sola la sua Chiesa e continua a inviare pastori secondo il suo Cuore.
Desidero innanzitutto rivolgere un pensiero di profonda gratitudine a don Matteo Di Fiore per il bene seminato negli anni trascorsi tra voi con generosità salesiana. Allo stesso tempo, con l’affetto del Vescovo e del padre, accolgo e presento a tutti voi don Giuseppe Ieva, che riceve oggi l’ufficio di Parroco. Caro don Giuseppe, tornare nella tua terra d’origine – ad Andria, dove sei nato e dove dieci anni fa sei stato ordinato presbitero – è un dono dolce, ma anche un invito a uno sguardo ancora più alto: sei qui non semplicemente come figlio di questo popolo, ma come padre e pastore inviato nel nome di Cristo.
La Parola di Dio che la liturgia ci dona in questo lunedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario ci offre tre chiavi di lettura fondamentali per il ministero che oggi ha inizio.
- San Paolo, nel brano della Lettera ai Galati, ci ricorda che non siamo figli della schiavitù, ma della donna libera: siamo nati secondo la promessa. La Chiesa non è una struttura di regole oppressive o una semplice organizzazione sociale; la Chiesa è la famiglia dei liberi, generata dalla grazia e dall’amore gratuito di Dio.
Caro don Giuseppe, il primo compito che ti affido come Parroco è quello di essere custode di questa libertà evangelica. Sii un maestro di grazia. Aiuta questo popolo a non cadere mai nella stanchezza delle abitudini o nel formalismo, ma a riscoprire ogni giorno la bellezza dell’essere figli amati. La parrocchia deve continuare a essere una casa dalle porte spalancate, dove chiunque entra respira il profumo della misericordia e della speranza.
- Abbiamo risposto alla Parola pregando con il Salmo 112: «Chi è come il Signore, nostro Dio, che siede nell’alto e si china a guardare sui cieli e sulla terra? Solleva dalla polvere il debole».
Ecco lo stile del Buon Pastore: uno sguardo elevato che sa chinarsi con tenerezza. In un tempo spesso segnato da solitudini e indifferenza, il sacerdote è chiamato a riflettere questo sguardo di Dio che si abbassa sui fragili, sulle famiglie in difficoltà, su chi si sente smarrito. E come figlio di Don Bosco, caro don Giuseppe, sai bene che questo sguardo ha una predilezione naturale per i giovani. I ragazzi di questa parrocchia e di questo quartiere sono il tesoro che Dio ti affida: ascoltali, cammina con loro, sii per loro guida sicura e presidio di accoglienza.
- Nel Vangelo di Luca, Gesù risponde a una folla che cerca segni straordinari dicendo che «non sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Come Giona fu un segno per gli abitanti di Ninive, così il Figlio dell’uomo lo è per questa generazione. Gesù ci invita a non inseguire effetti speciali o garanzie umane, ma a saper riconoscere la presenza di Dio che opera già nell’ordinarietà della nostra vita e a rispondere con un cuore pronto alla conversione.
Un parroco è chiamato a essere proprio questo: un “segno di Giona”, un testimone trasparente della presenza di Cristo in mezzo al suo popolo. Caro don Giuseppe, il tuo ministero non si baserà sulla ricerca del consenso, ma sulla fedeltà nell’annunciare il Vangelo e nell’invitare tutti alla conversione e alla gioia dell’Incontro. E voi, carissimi fedeli della Parrocchia dell’Immacolata, accogliete la sua voce, pregando per lui e camminando al suo fianco. La comunità parrocchiale cresce e si rinnova quando pastore e popolo ascoltano insieme il Signore.
Affidiamo questo nuovo cammino alla protezione materna della Beata Vergine Maria Immacolata ed Ausiliatrice, che custodisce questa comunità. Chiediamo l’intercessione di San Giovanni Bosco e di San Francesco di Sales, affinché donino a don Giuseppe un cuore mite, ardente di carità e sempre giovane.
Caro don Giuseppe, va’ con fiducia e servi il Signore nella gioia. Il Vescovo e la comunità diocesana ti accompagnano con l’affetto e la preghiera.
Amen.






